ATTIVITÀ

Scienze Cardiovascolari

Presso il Dipartimento viene trattata tutta la patologia cardiovascolare, dalla malattia coronarica alle malattie delle valvole cardiache, agli aneurismi dell'aorta, alle malattie congenite, alle aritmie, con disponibilità 24 ore su 24 sia dell'equipe cardiologica che cardiochirurgica.


Tipi di intervento
COS'È IL BY-PASS AORTO-CORONARICO?

Il by-pass aorto-coronarico è una forma di terapia chirurgica della cardiopatia ischemica.

Il termine cardiopatia ischemica definisce uno spettro di malattie a diversa eziologia, in cui il fattore fisiopatologico unificante è rappresentato da uno squilibrio tra la richiesta metabolica e l'apporto di ossigeno al miocardio. La cardiopatia ischemica è nella stragrande maggioranza dei casi secondaria ad aterosclerosi ostruttiva dell'albero coronarico. Le coronarie sono i vasi sanguigni che portano il sangue necessario a nutrire il miocardio (muscolo cardiaco).

Lo scopo di questo intervento è quello di saltare, aggirare (by passare) il punto in cui l'arteria coronaria interessata è ristretta o del tutto chiusa, permettendo così a quella parte di muscolo cardiaco che a causa del restringimento riceveva una scarsa quantità di sangue, e quindi anche di ossigeno, di essere rivascolarizzato. E' indispensabile al mantenimento di una attività cardiaca efficace ripristinare un flusso costante ed ininterrotto di sangue ossigenato attraverso le coronarie, perchè il cuore non smette mai di lavorare e non è in grado di immagazzinare energia.

QUANDO FARSI OPERARE?

Un vantaggio in termini di sopravvivenza e miglioramento della qualità di vita in soggetti con malattia del tronco comune della coronaria sinistra, o di tutto l'albero corornarico, o con disfunzione del ventricolo sinistro sottoposti ad intervento rispetto a quelli trattati con solo terapia medica, è ormai indubbio e dimostrato da numerosi studi scientifici multicentrici.

E' bene tenere presente che il tipo di trattamento necessario varia da paziente a paziente e che ogni opzione di trattamento va discussa (con analisi dei rischi e benefici) con lo Specialista di fiducia.

IN COSA CONSISTE L'INTERVENTO?

Il BPAC è una procedura eseguita dallo specialista cardiochirurgo. La tecnica più frequentemente usata richiede un'incisione longitudinale al centro della parete anteriore del torace attraverso lo sterno. Questa incisione viene chiamata sternotomia mediana.

Attraverso questa incisione il chirurgo può accedere al cuore ed all'aorta. Il paziente viene collegato alla macchina cuore-polmoni. A questo punto il cuore può essere fermato mediante l'infusione nelle coronarie di una speciale soluzione. Il chirurgo esegue quindi i bypass dopo aver praticato una piccola incisione sulle coronarie a valle del punto dove è localizzata l'ostruzione.

Eseguiti i bypass il cuore viene di nuovo irrorato dal sangue e riprende a battere; la circolazione extracorporea viene interrotta e l'incisione cutanea viene richiusa. Il paziente viene poi trasferito nell'unità di Terapia Intensiva.

Inizialmente tutti i bypass venivano eseguiti suturando un segmento di vena safena (prelevata dalla gamba del paziente) sulla coronaria ostruita; l'altra estremità della vena veniva poi suturata sull'aorta ascendente. Ma i risultati di una rivascolarizzazione di tipo venosa si sono presto rivelati insoddisfacenti: la vena safena può non essere un condotto di buona qualità a causa, ad esempio, della presenza di varici, o a causa della differenza di calibro tra il condotto venoso e la coronaria( questo spiega la ragione per cui alcuni bypass, circa il 10-20% dei casi, si chiudono in tempi precoci), o soprattutto per la alta tendenza che presenta la vena ad ammalarsi di aterosclerosi ( dopo circa 8 anni il 50% dei bypass si chiudono e quelli ancora pervi presentano una parete a volte più malata della coronaria stessa a cui sono stati suturati). Al fine di aumentare la durata del beneficio dato dall'intervento, nuovi condotti sono stati sperimentati,. All'inizio degli anni '80 venne introdotto l'utilizzo dell'arteria mammaria sinistra (anche detta arteria toracica interna sinistra e che noi da adesso chiameremo LIMA), una arteria decorrente all'interno della cassa toracica subito di fianco allo sterno.

I bypass eseguiti con l'arteria mammaria dimostrarono ben presto una performance superiore, sia in termini di pervietà immediata che di durata, e, in ultima analisi, una migliore sopravvivenza dei pazienti sia a breve che a lungo termine. In seguito alla recente pubblicazione dei risultati di serie di pazienti operati utilizzando entrambe le arterie mammarie, negli ultimi anni si è assistito ad un aumento considerevole degli interventi di rivascolarizzazione miocardia completamente arteriosa.

Per aumentare la durata del beneficio dato dall'intervento, si tende oggi a non ricorrere più al graft venoso ma ad utilizzare graft arteriosi multipli, nella speranza che la loro maggior durata riduca il rischio per il paziente di aver bisogno di un'altra operazione in futuro. Tecniche recentissime come la "Y arteriosa" o l'utilizzo delle arterie gastroepiploica destra e dell'arteria radiale rappresentano il fiore all'occhiello delle procedure di rivascolarizzazione dell' European Hospital. A seconda della localizzazione delle lesioni coronariche, le mammarie possono essere utilizzate in situ, cioè lasciate attaccate alla loro origine naturale che è l'arteria succlavia.

Quando non è possibile una rivascolarizzazione completa del territorio della coronaria sinistra con due mammarie in situ, tale obiettivo può essere ottenuto con il confezionamento di un graft composito (Y, T). Viene anche utilizzata da anni la tecnica a cuore battente (senza fermare il cuore).

QUALI RISCHI O LE POSSIBILI COMPLICANZE?

L'intervento di rivascolarizzazione miocardica rimane sempre un intervento di chirurgia maggiore. E sottoponendosi ad intervento, il paziente si espone ad una serie di rischi potenziali la cui probabilità dipende da una serie di fattori legati allo stato generale di salute del paziente. I rischi più comuni comprendono il sanguinamento postoperatorio, le infezioni, l'ictus, l'infarto miocardico perioperatorio, l'insufficienza renale e respiratoria e la morte. I fattori legati al paziente che più influenzano la percentuale di rischio sono rappresentati dall'età, dalla funzione ventricolare sinistra, dallo stato di salute generale e dalla presenza di patologie associate (in particolare vasculopatia periferica, diabete mellito, insufficienza renale e/o respiratoria). Statisticamente un paziente con funzione ventricolare sinistra conservata, in buone condizioni generali e senza patologie associate gravi presenta un rischio operatorio che oscilla tra l' 0.8 e l'1.5%.

COSA SI ASPETTA IL MEDICO DOPO UN INTERVENTO DI RIVASCOLARIZZAZIONE?

I risultati a distanza del BPAC sono ottimi. La maggior parte dei pazienti trae un duraturo sollievo dai sintomi dell'angina e dal rischio di danno miocardico ischemico (infarto). Molti pazienti riferiscono una migliore qualità di vita e recenti studi mostrano anche una maggiore aspettativa di vita nei pazienti operati di BPAC.

Una piccola parte dei pazienti ha bisogno di una seconda operazione (in genere circa 10 anni dopo la prima); ma grazie all'utilizzo esclusivo di condotti arteriosi si è convinti che questa necessità diminuirà significativamente in futuro.

COSA DEVE ASPETTARSI UN PAZIENTE OPERATO?

Dopo un intervento efficace, il dolore anginoso scompare, anche se per un certo periodo il paziente soffrirà di una certa dolenzia legata all'incisione chirurgica. In genere la dimissione avviene dopo circa una settiamana. Il recupero completo può richiedere fino a due mesi dopo l'intervento, perchè nel primo periodo il corpo utilizza la maggior parte delle risorse a disposizione per recuperare dal trauma chirurgico.

COS'È LA VALVOLA MITRALICA?

La valvola mitralica è la valvola che si trova tra atrio e ventricolo sinistro. Il sangue ossigenato proveniente dai polmoni raggiunge la cavità atriale sinistra e raggiunge, attraverso la valvola mitrale, il ventricolo sinistro; da questo il sangue viene pompato in tutto il corpo. Normalmente la valvola mitrale, durante la contrazione del ventricolo, chiudendosi impedisce al sangue di refluire in atrio sinistro. è costituita da due lembi valvolari che sono collegati al muscolo ventricolare (muscoli papillari) dalle "corde tendinee". Le corde tendinee normalmente regolano la apposizione dei due lembi della valvola così da favorire la perfetta chiusura della valvola, impedendo il rigurgito del sangue.Nel disegno in bassola valvola mitralica è indicata dalla freccia rossa. Visibili sono i lembi valvolari, le corde tendinee ed i muscoli papillari. In diastole la valvola mitrale si apre ed il sangue passa dall'atrio sinistro al ventricolo sinistro, ed in sistole (cioè quando il ventricolo si contrae) la mitrale si chiude così il sangue passa attraverso la valvola aortica nell'aorta ascendente e da qui in tutto il corpo. La valvola mitrale può ammalarsi e diventare insufficiente (cioè la valvola non si chiude bene ed il sangue refluisce dal ventricolo verso l'atrio sinistro) o stenotica (cioè la valvola si apre poco), oppure si può avere una combinazione dei due difetti.

QUALI SONO LE CAUSE DI DISFUNZIONE VALVOLARE MITRALICA?

Spesso si tratta semplicemente di una degenerazione a volte associata ad una eccessiva debolezza della struttura dei lembi o delle corde tendinee che ne può causare l'allungamento o anche la rottura. A volte la cardiopatia ischemica, alterando la mobilità delle pareti del ventricolo, può disturbare l'allineamento dei foglietti valvolari e causare un'insufficienza mitralica. Malattie come la febbre reumatica può colpire la valvola mitrale, causando la retrazione, fibrosi e fusione dei lembi valvolari. A volte la valvola può essere anche sede di infezione (endocardite) con lo sviluppo di formazioni a cavolfiore denominate vegetazioni. La ripazione valvolare mitralica rappresenta circa il 10-15% degli interventi cardiochirurgici dell'adulto.

QUALI SONO LE OPZIONI CHIRURGICHE?

Spesso la valvola mitrale può essere riparata con particolari tecniche chirurgiche. La riparazione valvolare mitralica garantisce una migliore performance del muscolo cardiaco, una terapia priva di anticoagulante, una maggiore resistenza alle infezioni.

A volte la valvola mitrale è talmente danneggiata da non poter essere riparata o da non garantire una tenuta duratura della riparazione; in questo caso è necessario eseguire una sostituzione valvolare mitralica.

A) RIPARAZIONE VALVOLARE MITRALICA

Il più semplice intervento riparativo è la COMMISSUROTOMIA, cioè la separazione di una anomala fusione dei due lembi tra di loro a livello delle commissure. Questa fusione è causata dalla reazione cicatriziale secondaria alla febbre reumatica, e provoca una stenosi valvolare con tendenza alla progressione. Questa è una tecnica poco utilizzata al giorno d'oggi rispetto al passato in quanto non da buoni risultati a distanza. Più frequenti sono le plastiche valvolari dovute ad alterazioni degenerative della valvola mitrale che comprendono: il Cleft Mitralico, una anomalia congenita associata ad un particolare tipo di difetto interatriale; il Prolasso di uno od entrambi i lembi dovuto ad allungamento o rottura delle corde tendinee; la sindrome della Floppy Valve (letteralmente, la valvola rammollita), in cui tutte le componenti valvolari sono stirate ed allungate; alcuni tipi di endocardite, ed infine alterazioni secondarie alla cardiopatia ischemica (una zona del ventricolo, sede di pregresso infarto, si dilata èstirà verso il basso le corde tendinee di una parte della mitrale: i due lembi non combaciano più perfettamente e la valvola diventa insufficiente. è importante ricordare comunque che in base ai dati preoperatori, il chirurgo può stimare la probabilità che la valvola sia riparabile, ma non può sicuramente garantirlo. Solo dopo aver visto la valvola direttamente ed averne valutato la solidità strutturale il chirurgo deciderà quale strategia adottare nel bene del paziente.

Spesso si tratta semplicemente di una degenerazione a volte associata ad una eccessiva debolezza della struttura dei lembi o delle corde tendinee che ne può causare l'allungamento o anche la rottura. A volte la cardiopatia ischemica, alterando la mobilità delle pareti del ventricolo, può disturbare l'allineamento dei foglietti valvolari e causare una insufficienza mitralica. Malattie come la febbre reumatica può colpire la valvola mitrale, causando la retrazione, fibrosi e fusione dei lembi valvolari. A volte la valvola può essere anche sede di infezione (endocardite) con lo sviluppo di formazioni a cavolfiore denominate vegetazioni.

FASI REALI DELL'INTERVENTO RIPARATORIO

QUANDO BISOGNA OPERARSI?

La decisione sul timing dell'intervento richiede una attenta analisi di rischi e benefici dell'intervento, ma anche come già sottolineato, dei rischi di procrastinare l'intervento fino ad una situazione di dilatazione cardiaca e presenza di aritmie che, se croniche, richiederebbero comunque l'anticoagulazione. Le indicazioni per l'intervento sono in continua e costante evoluzione. Difatti, di recente si è visto di recente che l'intervento eseguito più precocemente blocca il processo di dilatazione del cuore, responsabile sia del degrado della funzione ventricolare che dell'insorgenza di disturbi aritmici (in particolare extrasistolie, fibrillazione atriale e tachicardie parossistiche). In linea generale, sintomi di scompenso e/o la necessità di assumere diuretici per controllare la sintomatologia sono considerate indicazioni ad eseguire l'intervento in tempi brevi/medi. Situazioni più sfumate richiedono una attenta valutazione e controlli nel tempo per stabilire la tendenza alla progressione della sintomatologia.

QUALI SONO I RISULTATI DELLA PLASTICA VALVOLARE MITRALICA?

Nella fase di valutazione preoperatoria si può stimare la probabilità di riparare una valvola disfunzionante, ma non si può garantirne con assoluta certezza l'effettiva riparabilità. Se riparabile, la valvola ha ottime probabilità di durare per un lungo periodo, e questo è soprattutto vero per alterazioni di tipo degenerativo (rottura di corde, prolasso di un segmento di lembo, dilatazione dell'annulus). Statisticamente una valvola riparata ha l'85 - 95% di probabilità di non richiedere un nuovo intervento per i successivi 10 anni. Se la valvola è stata danneggiata dalla febbre reumatica, è possibile che le alterazioni patologiche continuino a progredire anche dopo l'intervento, rendendo la durata della riparazione meno prevedibile. Per questo motivo molti chirurghi sono riluttanti a riparare valvole post-reumatiche. I risultati di plastiche valvolari su alterazioni secondarie a cardiopatia ischemica sono i più difficili di tutti da predire, perchè entra in gioco una altra variabile, cioè la funzione segmentaria del ventricolo sinistro.

QUALI SONO I RISCHI DELL'INTERVENTO?

I rischi dell'intervento di sostituzione valvolare mitralica vengono stimati dal cardiochirurgo e dall'anestesista in base ad una moltitudine di fattori. Nei grafici dei risultati sono mostrate le analisi statistiche compiute dalla STS americana su un grande numero di pazienti operati in anni recenti.

QUALI SARANNO LE MIE CONDIZIONI FISICHE DOPO L'INTERVENTO?

Dopo la fase di convalescenza e di riabilitazione, i pazienti operati di ricostruzione valvolare mitralica in genere godono di una importante riduzione della sintomatologia e di un netto miglioramento della capacità d'esercizio e di tolleranza agli sforzi.

Possono essere necessari fino a 2 - 3 mesi dall'intervento per un completo recupero. Dopo la guarigione della ferita sternale (circa 40 gg.), in genere non vi sono limitazioni importanti all'attività fisica.

B) SOSTITUZIONE VALVOLARE MITRALICA

In linea generale vi sono due tipi di protesi valvolari oggi disponibili, ognuna con pregi e difetti caratteristici: le protesi MECCANICHE e le protesi BIOLOGICHE.

VALVOLE MECCANICHE

Le protesi valvolari meccaniche sono caratterizzate dall'ottima durata dovuta alla durezza dei materiali che le compongono. Infatti sono costituite da un anello in lega d'acciaio ricoperto di carbonio e da due foglietti mobili anch'essi in carbonio. La durata di una protesi meccanica è teoricamente e praticamente illimitata. Il principale svantaggio di queste valvole è dato dalla necessità di una terapia anticoagulante quoad vitam. Infatti il sangue, a contatto con materiali artificiali tende a formare dei coaguli che potrebbero attaccarsi alla protesi valvolare bloccandone il funzionamento. Il paziente dovrà quindi assumere ogni giorno una certa dose di farmaco anticoagulante e dovrà sottoporsi regolarmente (ogni 3-4 settimane) ad un prelievo di sangue per il controllo del livello di anticoagulazione (se troppo basso, il sangue coagulerà ugualmente, se troppo alto c'è il rischio di emorragie).

VALVOLE BIOLOGICHE

Le protesi valvolari biologiche, invece, sono costruite partendo da valvole cardiache (o da altri tessuti come la membrana pericardica) di animali (bovini e suini). Queste valvole richiedono una terapia anticoagulante solo per un breve periodo (in genere 3 mesi). Infatti il sangue non tende a coagulare a contatto con questi tessuti. Il loro principale svantaggio consiste nel fatto che la loro durata nel tempo è limitata, ed è inversamente proporzionale all'età del paziente.

In un paziente giovane (sotto i 40 anni), queste valvole durano 8-10 anni al massimo, mentre in uno anziano possono durare anche 15 anni (in rari casi anche di più).

Questa differenza è data dal metabolismo del calcio, che nel giovane è più attivo mentre nell'anziano è più lento; il calcio tende a depositarsi nei foglietti valvolari causandone l'indurimento e successivamente la calcificazione.

QUALI SONO I RISCHI DELL'INTERVENTO?

I rischi dell'intervento di sostituzione valvolare mitralica vengono stimati dal cardiochirurgo e dall'anestesista in base ad una moltitudine di fattori.

QUALI SARANNO LE MIE CONDIZIONI FISICHE DOPO L'INTERVENTO?

Dopo la fase di convalescenza e di riabilitazione, i pazienti operati di ricostruzione valvolare mitralica in genere godono di una importante riduzione della sintomatologia e di un netto miglioramento della capacità d'esercizio e di tolleranza agli sforzi.

Possono essere necessari fino a 2 - 3 mesi dall'intervento per un completo recupero. Dopo la guarigione della ferita sternale (circa 40 gg.), in genere non vi sono limitazioni importanti all'attività fisica. è buona norma avere nel portafoglio un cartellino che identifichi la persona come portatore di protesi valvolare cardiaca.

COS'È LA CHIRURGIA DELLA RADICE AORTICA?

Si rende necessaria in tutti i casi di patologia aneurismatica dell'aorta la quale può o meno coinvolgere la valvola aortica rendendola insufficiente.

Con valvola aortica normofunzionante:

Sostituzione semplice del tratto di aorta aneurismatico con protesi tubulare in dacron.

Con alterazione funzionale della valvola aortica:

A. Con sostituzione della valvola aortica:

Wheat: sostituzione separata della valvola aortica (con protesi valvolare biologica o meccanica) e dell'aorta ascendente (con protesi tubulare in dacron) senza reimpianto degli osti coronarici sulla protesi tubulare.

Bentall: contemporanea sostituzione della valvola aortica e dell'aorta ascendente con una protesi tubulare valvolata (con protesi meccanica) e reimpianto degli osti coronarici sulla protesi tubulare. Questo intervento viene eseguito quando è presente una dilatazione aneurismatica della porzione iniziale dell’aorta (radice aortica e aorta ascendente) e nei casi di dissezione dell’aorta ascendente con patologia della valvola aortica. Consiste nell’utilizzo di un tubo di materiale sintetico che contiene al suo interno una protesi valvolare meccanica per la sostituzione sia della valvola aortica che dell’aorta ascendente.

Gli osti coronarici che originano da questo segmento di aorta sono reimpiantati nel tubo. Un condotto alternativo per sostituire la valvola aortica ed il segmento più prossimale dell’aorta ascendente (radice aortica) è la radice aortica prelevata da cadavere (homograft aortico) o dal cuore di maiale.

B. Con conservazione della valvola aortica:

Tecnica di Yacoub: sostituzione dell'aorta ascendente con protesi tubulare in dacron sagomata sulle tre cuspidi valvolari che vengono sospese all'interno della protesi, con reimpianto degli osti coronarici. Questo intervento viene eseguito quando è presente una dilatazione aneurismatica della porzione iniziale dell’aorta (radice aortica e aorta ascendente) e nei casi di dissezione dell’aorta ascendente con valvola aortica morfologicamente normale. Consiste nel sostituire con un tubo protesico l’aorta ascendente sin dal piano valvolare, conservando la valvola aortica nativa. Anche in questo intervento gli osti coronarici che originano da questo segmento di aorta sono reimpiantati nel tubo.

Tecnica di Tirone David: sostituzione dell'aorta ascendente dalla base del cuore con protesi tubulare in dacron e sospensione della valvola aortica all'interno della protesi stessa con reimpianto degli osti coronarici.In tale tecnica, detta anche “reimplantation”: dall'inglese reimpianto, Un tubo protesico retto viene suturato alla base della radice aortica risuturando la valvola aortica nativa al suo interno. Le arterie coronarie che nascono dalla radice aortica, vengono staccate e risuturate al tubo di protesi.

Nei casi in cui la dilatazione aneurismatica dell'aorta si estende distalmente fino all'origine dei tronchi sovra-aortici è talora necessario eseguire l'anastomosi distale della protesi tubulare con l'aorta nativa in arresto di circolo temporaneo e perfusione cerebrale tramite cannulazione selettiva del tronco arterioso anonimo e dell'arteria carotide comune sx.

COS'È LA VALVOLA AORTICA?

La valvola aortica è posta tra il ventricolo sinistro e l'arteria aorta. Il ventricolo sinistro è la parte del cuore che ha il compito di pompare il sangue ossigenato a tutto il corpo attraverso l'aorta. La valvola aortica si apre durante la sistole ventricolare (cioè nel momento in cui il cuore si contrae per pompare), lasciando passare il sangue nell'aorta, e poi si richiude, impedendo al sangue di ritornare nel ventricolo durante la diastole (cioè durante la fase di rilasciamento e riempimento che precede la contrazione successiva. In questo disegno l'aorta è colorata in rosso e la valvola si trova all'inizio dell'aorta, nel bulbo.

PERCHÈ PUÒ ESSERE NECESSARIO SOSTITUIRLA?

La valvola aortica può ammalarsi per diversi motivi: vi può essere una anomalia congenita che può richiedere la correzione subito, se grave, oppure predisporre ad una degenerazione che avviene più tardi nella vita; oppure vi possono essere delle malattie acquisite che colpiscono la valvola aortica. L'anomalia congenita più frequente è data dalla bicuspidia.

In genere la valvola aortica ha tre lembi valvolari o cuspidi, ma a volte può presentarne soltanto due. Una valvola bicuspide è presente nell'1 - 2% della popolazione, e rappresenta la seconda causa più frequente di alterazione tale da richiedere l'intervento. Queste valvole possono funzionare relativamente bene per molti anni prima di diventare stenotiche (cioè con un orifizio troppo stretto) oppure insufficienti (cioè non più in grado di chiudersi bene).

La causa più frequente di malattia valvolare necessitante la sostituzione è la degenerazione senile. Questo significa semplicemente che la valvola, invecchiando, si indurisce e vi si depositano noduli di calcio che ne impediscono il funzionamento. La seconda causa più frequente è la malattia reumatica, che provoca fusione e retrazione cicatriziale dei lembi, lasciando una valvola allo stesso tempo stenotica ed insufficiente. Altre cause meno frequenti di valvulopatia aortica comprendono le infezioni (dette endocarditi), il prolasso di una cuspide e le malattie dell'aorta stessa, come aneurismi e dissezioni.

QUALI SONO I SINTOMI DELLA VALVULOPATIA AORTICA?

Una valvola aortica malata può causare una serie eterogenea di sintomi, che comprendono affaticabilità, dispnea da sforzo, angina pectoris, palpitazioni, vertigini e sincopi.

Quando la valvola è stenotica il ventricolo sinistro deve generare una pressione più alta per spingere il sangue a tutto il corpo. Questo causa ipertrofia (cioè ingrossamento) del muscolo cardiaco, predisponendolo ad aritmie ed allo sviluppo di sintomi di angina. Inoltre il ventricolo non si svuota completamente, e questo ristagno di sangue eventualmente si ritrasmette all'indietro fno ai vasi dei polmoni, causando dispnea (difficoltà di respiro) dapprima da sforzo e poi anche a riposo. Infine, in particolari situazioni il cuore può non riuscire a pompare abbastanza sangue per mantenere normale la pressione sanguigna nelle arterie (in particolare quelle del cervello), e questo causa vertigini e sincopi (svenimenti). Quando invece la valvola è insufficiente, parte del sangue pompato ritorna nel ventricolo sinistro causando un sovraccarico di volume e poi una dilatazione del ventricolo stesso. La dilatazione a lungo andare provoca uno sfiancamento delle pareti e l'insorgenza di sintomi di scompenso cardiaco.

Inizialmente i sintomi sono presenti sotto sforzo, ma col progredire della malattia compaiono per sforzi sempre più lievi ed infine anche a riposo. Questo può causare l'impossibilità a dormire in posizione orizzontale o portare a bruschi risvegli per la difficoltà di respiro. Un altro segno di scompenso è il gonfiore alle caviglie, specialmente alla sera.

I farmaci possono aiutare per un certo periodo ad alleviare i sintomi, ma quando la funzione valvolare decade, il Vostro cardiologo Vi raccomanderà di andare dal cardiochirurgo per programmare l'intervento. Alcuni test (ecocardiogramma, cateterismo cardiaco con coronarografia) aiuteranno a stabilire il momento più adatto per l'intervento e ad escludere eventuali patologie concomitanti (per esempio una coronaropatia).

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DELLE PROTESI VALVOLARI OGGI DISPONIBILI?

In linea generale vi sono due tipi di protesi valvolari oggi disponibili, ognuna con pregi e difetti caratteristici: le protesi MECCANICHE e le protesi BIOLOGICHE.

Le protesi valvolari meccaniche sono caratterizzate dall'ottima durata dovuta alla durezza dei materiali che le compongono. Infatti sono costituite da un anello in lega d'acciaio ricoperto di carbonio e da due foglietti mobili anch'essi in carbonio. Questo materiale non si consuma e quindi la durata di una protesi meccanica è praticamente illimitata. Il principale svantaggio di queste valvole è dato dalla necessità di mantenere il paziente sotto terapia anticoagulante per tutta la vita. Infatti il sangue, a contatto con il carbonio (come con qualunque materiale artificiale) tende a formare dei coaguli che potrebbero attaccarsi alla valvola bloccandone il funzionamento. Il paziente dovrà quindi assumere ogni giorno una certa dose di farmaco anticoagulante e dovrà sottoporsi regolarmente (ogni 3-4 settimane) ad un prelievo di sangue per il controllo del livello di anticoagulazione (se troppo basso, il sangue coagulerà ugualmente, se troppo alto c'è il rischio di emorragie).

Le protesi valvolari biologiche, invece, sono costruite partendo da valvole cardiache (o da altri tessuti come la mambrana pericardica) di animali (bovini e suini). Queste valvole richiedono una terapia anticoagulante solo per un breve periodo (in genere 3 mesi). Infatti il sangue non tende a coagulare a contatto di questi tessuti. Il loro principale svantaggio consiste nel fatto che la loro durata nel tempo è limitata, ed è inversamente proporzionale all'età del paziente. In un paziente giovane (sotto i 40 anni), queste valvole durano 8-10 anni al massimo, mentre in uno anziano possono durare anche 15 anni (in rari casi anche di più). Questa differenza è data dal metabolismo del calcio, che nel giovane è più attivo e tende a depositarsi nei foglietti valvolari causandone l'indurimento.

Le protesi biologiche più recenti sono trattate con particolari sostanza chimiche allo scopo di ridurre la deposizione di calcio sulla superifice dei foglietti; questi trattamenti hanno mostrato in studi sperimentali la capacità di aumentarne la resistenza alla calcificazione e quindi la durata. In casi particolari possono essere utilizzati altri tipi di protesi, come gli homograft aortici (prelevati da cadavere umano), oppure si può utilizzare un'altra valvola dello stesso paziente e metterla al posto della valvola aortica malata (intervento di Ross). La decisione sul tipo di valvola da utilizzare viene presa dal team medico tenendo conto dell'età del paziente, delle sue condizioni generali, del suo stile di vita ed anche delle sue preferenze.

QUALI SONO I RISCHI DELL'INTERVENTO?

I rischi dell'intervento di sostituzione valvolare aortica vengono stimati dal cardiochirurgo e dall'anestesista in base ad una moltitudine di fattori. Nei grafici dei risultati sono mostrate le analisi statistiche compiute dalla STS americana su una moltitudine di pazienti operati in anni recenti.

QUALI SARANNO LE MIE CONDIZIONI FISICHE DOPO L'INTERVENTO?

Dopo la fase di convalescenza e di riabilitazione, i pazienti operati di sostituzione valvolare in genere godono di una importante riduzione della sintomatologia e di un netto miglioramento della capacità d'esercizio e di tolleranza agli sforzi. Possono essere necessari fino a 2 - 3 mesi dall'intervento per un completo recupero. Dopo la guarigione della ferita sternale, in genere non vi sono limitazioni importanti all'attività fisica, se non quelle legate all'assunzione di anticoagulanti. è necessaria la profilassi antibiotica prima di ogni procedura invasiva (compresa la rimozione del tartaro dentale), ed è buona norma avere nel portafoglio un cartellino che identifichi la persona come portatore di protesi valvolare cardiaca.


La ventricoloplastica è una tecnica chirurgica che mira a rimodellare il cuore.

Un infarto importante, infatti o il susseguirsi nel tempo di infarti di minore entità, può indebolire la parete del ventricolo sinistro del miocardio.Tale processo, a lungo andare, conduce ad un progressivo assottigliamento delle pareti cardiache, le quali si sfiancano e cominciano a dilatarsi, determinando la formazione di un aneurisma ventricolare. Il ventricolo sinistro perde così la sua forma originaria, a cono,e acquisisce una forma rotondeggiante.

Per ripristinare la giusta morfología ventricolare è necessario asportare una parte della parete del ventricolo e rimodellarne la rimanente parte. Questa procedura chirurgica è appunto la ventricoloplastica. La sua importanza consiste nel fatto che quando il ventricolo perde la sua morfologia originaria perde anche parte della sua capacità di pompa.

Forma e funzione sono infatti due aspetti strettamente legati tra loro in cardiologia. Tant'è che un corretto rimodellamento del ventricolo è in grado di far aumentare significativamente la capacità contrattile del miocardio e di ripristinare una buona funzione cardiaca.

IL DIPARTIMENTO DI CARDIOLOGIA INTERVENTISTICA

L'European Hospital dedica alla diagnostica ed al trattamento delle patologie cardiovascolari da oltre quindici anni un’attenzione particolare. E’ sede del Dipartimento di Cardiochirurgia e dell'Unità Operativa di Cardiologia Interventistica accreditati con la Regione Lazio, dal 1990 ad oggi oltre 20.000 pazienti del SSN hanno usufruito gratuitamente di tutte le prestazioni sanitarie erogate in regime di degenza e ambulatoriale, di servizi ed attrezzature diagnostiche tra i più moderni nonché di un trattamento clinico e alberghiero rapido e di ottima qualità.

Presso il Dipartimento viene trattata tutta la patologia cardiovascolare, dalla malattia coronaria alle malattie delle valvole cardiache, agli aneurismi dell'aorta, alle malattie congenite, alle aritmie, con disponibilità 24 ore su 24 sia dell'equipe cardiologica che cardiochirurgica.

La Cardiologia lnterventistica è dotata di due sale di emodinamica di ultima generazione ("flat panel"), e vi vengono effettuati annualmente circa 1.500 cateterismi cardiaci-coronarografie e 700-800 procedure interventistiche, comprendenti l'angioplastica coronarica con posizionamento di stent (anche in emergenza nel paziente con infarto miocardico acuto), la valvuloplastica mitralica percutanea (primo centro in Italia dal 2000 - dati rilevabili sul sito www.gise.it), la chiusura percutanea di difetti inter-atriali e pervietà del forame ovale, l'impianto di stent carotideo, l'utilizzo di guide intracoronariche di pressione e flusso e di sonde IVUS, la pericardiocentesi, l'impianto di endoprotesi aortiche, l'angioplastica di distretti vascolari periferici iliaco-femorali e renali, l'impianto di PMK.

L'attività della Cardiologia Interventistica è affiancata 24 ore su 24 dal servizio di anestesia e rianimazione affidato ad anestesisti specializzati nel trattamento di pazienti cardiopatici.

ATTIVITA' SCIENTIFICA DIDATTICA CONGRESSUALE

L'attività di ricerca è documentata da una produzione scientifica vasta e di livello internazionale. L'èquipe cardiologica dell'European Hospital è coinvolta in numerosi trial randomizzati multicentrici, i risultati di alcuni dei quali sono già stati oggetto di presentazione a congressi nazionali ed internazionali.

Per l'attività didattica, l'European Hospital dispone di aule dotate di collegamento televisivo a circuito chiuso per la trasmissione di interventi chirurgici o procedure cardiologiche diagnostiche e interventistiche in diretta, di una fornita biblioteca cardiologica, di collegamento a sito internet.

Il Centro Studi European Hospital gestisce e coordina l'attività di congressi, seminari, conferenze che si svolgono in ospedale.

L'European Hospital dal 2004 è sede della Direzione Scientifica de Il Giornale Italiano di Cardiologia Invasiva, organo ufficiale della Società Italiana di Cardiologia Invasiva - GISE (tiratura 6.200 copie). La rivista pubblica articoli originali e di revisione su invito inerenti la cardiologia invasiva e rappresenta un punto di riferimento culturale importante per i cardiologi interventisti di tutta Italia; è disponibile, oltre che nelle versioni stampate anche in versione elettronica sul sito internet www.ilgiornale.gise.it. dove è possibile "scaricare" gli articoli pubblicati in formato pdf.

CATETERISMO CARDIACO ED ANGIOGRAFIA DIAGNOSTICA

Per cateterismo cardiaco-esame emodinamico si intende la misurazione delle pressioni all’interno delle camere cardiache mediante l’inserimento di sondini (cateteri) attraverso un accesso vascolare (ad es. vena femorale).

Per coronarografia, ventricolografia, o angiografia si intende l’opacizzazione delle coronarie (arterie che irrorano il cuore), del ventricolo o di altri distretti vascolari (ad es. arterie carotidi) mediante iniezione al loro interno di mezzo di contrasto. Per raggiungere le coronarie, il ventricolo sinistro e gli altri distretti è necessario inserire alcuni cateteri, in genere nell’arteria femorale (situata all’inguine), più raramente nell’arteria radiale (al polso) o nell’arteria brachiale (alla piega del gomito), e, in casi particolari, in altri accessi vascolari. Questi sondini vengono poi avanzati fino alle strutture da studiare e viene iniettato il mezzo di contrasto che ne permetterà l’opacizzazione e la documentazione mediante i raggi X. Questi esami diagnostici consentono di documentare con una elevata risoluzione l’anatomia cardiaca e vascolare e quindi di documentare con grande precisione una eventuale patologia.

Potenziali rischi dell’esame diagnostico

L’esame coronaro-ventricolografico e l’angiografia degli altri vasi presentano il rischio di alcune, seppur rare, complicanze; le più comuni si possono raggruppare nelle seguenti categorie:

  • Complicanze legate alla puntura del vaso: Ematomi (raccolte di sangue) o pseudoaneurismi nella sede della puntura, o, molto raramente, fistole artero-venose; occlusione (chiusura) acuta del vaso (per trombosi o embolia);
  • Complicanze legate al cateterismo: Eccezionalmente si possono verificare scompenso cardiaco, complicanze neurologiche, infarto del miocardio e morte; sono complicanze che si verificano raramente, di solito, ma non esclusivamente, in pazienti in condizioni cliniche molto impegnate, con ischemia grave in atto, scompenso cardiaco, insufficienza renale o insufficienza respiratoria.
  • Complicanze legate al mezzo di contrasto: Si tratta in genere di complicanze di tipo allergico, oppure da danno renale.

Recupero dopo esame diagnostico

Dopo l’esame è indicata la permanenza a letto per 12 ore. Se il sito di puntura arteriosa viene chiuso con sistemi di chiusura meccanici (che formano un tappo sull’arteria), il riposo a letto consigliato è di 6 ore. Allo scopo di evitare ematomi e stravasi di sangue è molto importante che il paziente segua scrupolosamente le indicazioni dei medici. Ad esempio, la mancata osservazione del riposo a letto dopo la procedura può essere la causa di un ematoma o pseudoaneurisma nella sede della puntura.

ANGIOPLASTICA

L’angioplastica consiste nel dilatare i restringimenti delle arterie coronarie o di segmenti vascolari (ad es. arterie periferiche, carotidi, etc..) mediante cateteri a palloncino. Il gonfiaggio del palloncino provoca lo schiacciamento della placca verso le pareti del vaso, rendendolo più ampio e riducendone il restringimento.

In base a criteri clinici e/o anatomici viene deciso se posizionare uno o più stent. Lo stent è un piccolo tubicino di metallo traforato, con parete sottile fissato su un palloncino che, gonfiandosi, lo apre e lo rilascia nell’arteria. Lo stent si ricoprirà nell’arco di poche settimane/mesi di un nuovo strato di cellule del vaso e rimarrà per sempre in quella posizione. Lo stent ha la funzione di riparare le irregolarità del vaso e di mantenere aperto il vaso nel caso di occlusioni acute naturali o comparse dopo dilatazione con catetere a palloncino; soprattutto inoltre riduce in maniera significativa la probabilità che il vaso si restringa nuovamente (restenosi). Nei casi in cui siano presenti precise indicazioni, sarà deciso se posizionare uno stent medicato, cioè stent di ultima generazione che sono associati ad un ridotto rischio di restenosi rispetto agli stent convenzionali.

VALVULOPLASTICA MITRALICA

La valvuloplastica mitralica consiste nell'introduzione di un catetere a palloncino a cavallo della valvola mitrale che viene gonfiato permettendo la plastica (allargamento) della valvola mitrale stenotica. Per eseguire la valvuloplastica mitralica sarà necessario un cateterismo transettale che consiste nella puntura di una membrana del cuore denominata setto interatriale (struttura che divide l’atrio destro dall’atrio sinistro).

CHIUSURA DIFETTI INTERATRIALI E FORAME OVALE PERVIO

La chiusura dei difetti interatriali (DIA) o del forame ovale pervio (PFO) consiste nel posizionare, attraverso cateteri inseriti in accessi vascolari periferici, un dispositivo (ombrellino) a cavallo del difetto esistente tra atrio destro e atrio sinistro.

Probabilità di successo e rischi

La dilatazione di una stenosi coronarica o non coronarica è una tecnica sicura ed efficace. I risultati positivi dell’angioplastica coronarica sono documentati fino ad un periodo di venti anni. La probabilità di successo è di circa il 95%. I rischi sono contenuti anche grazie all’utilizzo dello stent: la mortalità è attualmente dello 0.2-1.5%. Esiste un rischio, seppure estremamente raro, di dover ricorrere all’intervento di bypass in urgenza oppure che si verifichi un infarto miocardico, per la perdita di un ramo secondario o di una parte di vaso a valle di quella trattata. L’angioplastica, iniziando con l’esame coronarografico, presenta ovviamente oltre alle suddette, le stesse potenziali complicanze elencate per la coronaro-ventricolografia.

Per l’angioplastica carotidea i potenziali rischi associati sono l’ischemia o l’emorragia cerebrale.

Nel caso di valvuloplastica mitralica e puntura transettale e chiusura dei DIA/PFO i possibili rischi associati sono emopericardio, tamponamento cardiaco, aritmie complesse e morte.

Recupero

Dopo l’angioplastica, valvuloplastica e chiusura dei DIA/PFO è raccomandata una permanenza a letto per circa 24 ore. Il tubicino (introduttore) posizionato nell’arteria periferica per introdurre i cateteri, viene rimosso subito, se si chiude l’arteria con sistemi meccanici di emostasi, o dopo qualche ora dalla procedura, secondo il grado di coagulazione del sangue ed i farmaci che sono stati somministrati. Per evitare ematomi e stravasi di sangue è molto importante che il paziente segua scrupolosamente i consigli del medico sul riposo nell’immediato periodo dopo la procedura.

ANEURISMI DELL'AORTA

L’aneurisma è una dilatazione dell’aorta, frequentemente nel suo tratto addominale, che può raggiungere diametri fino a 5 volte il normale.

Il progressivo aumento dell’aneurisma non produce sintomi specifici, fino all’evento fatale della rottura. La sua presenza può comunque essere svelata con un’ecografia oppure con una TC.

La correzione chirurgica di un aneurisma aortico può essere eseguita per mezzo di tecniche mininvasive endovascolari (endoprotesi posizionate per via percutanea dall’inguine), oppure con un intervento chirurgico tradizionale (sostituzione del tratto aortico dilatato mediante innesto protesico), in rapporto alle caratteristiche anatomiche dell’aneurisma.

STENOSI CAROTIDEE

La carotide interna, arteria che assicura l’apporto di sangue al cervello, può essere interessata da un restringimento progressivo del lume (stenosi), provocato da una placca di aterosclerosi, con conseguente pericolo di ictus e trombosi cerebrali invalidanti.

La presenza di una placca carotidea può essere ben evidenziata da un eco-color Doppler, che risulta quanto mai opportuno soprattutto se sono presenti alcuni fattori di rischio (ipertensione arteriosa, valori elevati di colesterolo, cardiopatia, arteriopatia periferica, fumo, obesità, diabete).

Abitualmente eseguiamo l’asportazione chirurgica della placca ed il rimodellamento del tratto di arteria ostruito (arterioplastica), con lo scopo di prevenire l’ictus cerebrale.

Siamo in grado anche di intervenire sulle stenosi carotidee utilizzando le tecniche di angioplastica percutanea con palloncino e stent, procedure particolarmente utili nel caso di pazienti anziani o con rischio operatorio aumentato.

OSTRUZIONE DELLE ARTERIE

La presenza di una placca aterosclerotica nelle arterie degli arti inferiori, con conseguente ostacolo alla circolazione sanguigna, può rendersi responsabile di un rilevante impedimento a camminare in salita o per tratti superiori a 200 metri. Con il progredire delle lesioni ostruttive, possono manifestarsi segni e sintomi anche più severi, quali dolori a riposo o ulcerazioni cutanee a livello delle estremità, specialmente in soggetti diabetici. Dopo aver valutato clinicamente il disturbo circolatorio con una visita angiologica, siamo in grado di precisare la diffusione e la severità della malattia con un eco-color Doppler, riservando esami più avanzati, quali l’angiografia, tradizionale o con Risonanza Magnetica, ai casi più severi e complessi.

I provvedimenti terapeutici dipendono dallo stato di malattia: inizialmente trattiamo i pazienti con un’adeguata terapia farmacologia associata all’esercizio fisico. Nei casi con lesioni ostruttive più gravi, che possono minacciare anche la perdita dell’arto, ricorriamo all’angioplastica percutanea oppure alla terapia chirurgica tradizionale (bypass periferico).

VARICI DEGLI ARTI INFERIORI

Le varici sono delle vene dilatate e tortuose, che si manifestano a carico della vena safena, sulla superficie della coscia e della gamba. Oltre gli evidenti svantaggi estetici, le varici possono rappresentare un pericolo per la salute della gamba, potendosi complicare con tromboflebiti ed ulcere. Dopo una valutazione diagnostica con eco-color Doppler, programmiamo una terapia chirurgica delle varici utilizzando tecniche chirurgiche miniinvasive (scleroterapia, micro-incisioni, laser, radiofrequenza), in anestesia locale, in Day Hospital o in ospedalizzazione breve.

ATTIVITÀ DIAGNOSTICA

Le attività diagnostiche comprendono:

  • eco-color Doppler arterioso e venoso degli arti inferiori
  • eco-color Doppler delle carotidi e del distretto aorto-iliaco
  • Doppler trans-cranico
  • Angiografia digitale
  • Angio-TAC
  • TAC 64 strati
  • Risonanza Magnetica Nucleare
  • Angio-RMN

Ai servizi di diagnosi si accede ambulatorialmente, previo appuntamento, telefonando ai numeri 06.65975180 - 06.65975185.

Le attività terapeutiche comprendono:

  • Terapia medica delle arteriopatie ostruttive
  • Bypass aorto-femorali e femoro-poplitei
  • Angioplastica con stent
  • Bypass di salvataggio dell’arto inferiore
  • Trattamento chirurgico tradizionale degli aneurismi dell’aorta
  • Impianto di endoprotesi per aneurismi dell’aorta
  • Chirurgia delle arterie carotidi
  • Angioplastica e stent delle arterie carotidi
  • Chirurgia delle varici degli arti inferiori
  • Chirurgia dei traumi vascolari
  • Chirurgia combinata delle malattie vascolari e cardiopatie

Ufficio accettazione: 06.65975107 06.65975700


Terapia intensiva
Terapia intensiva e rianimazione

Aree di interesse del team sono:

  • garantire le guardie anestesiologiche 24 ore/die per 365 giorni in terapia intensiva
  • garantire la copertura anestesiologica di tutte le sale operatorie della struttura
  • garantire la pronta reperibilità interna per urgenze di sala operatoria
  • valutazione preanestesiologica del paziente cardiochirurgico e preparazione all’intervento
  • gestione dell’anestesia intraoperatoria, monitoraggio emodinamico, coagulativo, tee, neurofisiologico, di anestesia generale e peridurale in combinata e di supporti extracorporei
  • decorso postoperatorio intensivo, gestione di eventuali presidi nell’insufficienza renale
  • attività di ricerca volta a migliorare l’approccio anestesiologico al paziente cardiochirurgico, soprattutto in termini di miocardioprotezione intraoperatoria e supporto inotropo ottimale.
  • organizzazione e conduzione di corsi riconosciuti dal Ministero della Sanità
Servizio di terapia del dolore terapia intensiva

Per il controllo del dolore acuto e cronico, benigno e maligno (neoplasie maligne, nevralgie, processi infiammatori articolari, patologie della colonna, dolore da amputazione, da vasculopatia e diabete etc). La terapia del dolore si può affrontare con trattamenti farmacologici, blocchi nervosi periferici e blocchi epidurali.

Terapia del dolore

ATTIVITÀ CLINICA

L’attività clinica del Centro è finalizzata alla diagnosi multidisciplinare ed al trattamento multimodale delle sindromi dolorose acute e croniche.

Il centro si propone lo studio del dolore e dei disturbi correlati per definire la migliore cura del dolore e della sofferenza associata alla malattia.

L'approccio alla sindrome dolorosa è anzitutto indirizzato a identificarne la causa, cercando sempre inizialmente una terapia mirata sui meccanismi che generano il dolore acuto o cronico, per impostare il trattamento analgesico più mirato.

Principali patologie dolorose trattate sono:

  • dolore artrosico
  • dolore post-traumatico e post-chirurgico
  • lombo-sciatalgia, cervicalgia o dorsalgia (anche post-intervento chirurgico)
  • dolore neuropatico (post herpes zoster, neuropatia diabetica)
  • Complex Regional Pain Syndrome
  • algie orofacciali (nevralgia del trigemino, s. disfunzionale dell’articolazione temporo-mandibolare)
  • dolore da sindrome dell’arto fantasma
  • dolore cronico di origine centrale (sclerosi multipla, dolore post-ictus)
  • dolori miofasciali, fibromialgia
  • dolore oncologico terapia intensiva

L’attività clinica si articola in:

  • Visite Ambulatoriali L’ambulatorio del Centro e’ operativo dal lunedì al venerdì su prenotazione (fatte salve le urgenze).
  • Degenza Ospedaliera Il Centro dispone di posti letto, destinati alla diagnosi ed al trattamento di pazienti algologici impegnativi.
TRATTAMENTI

Il Centro si avvale delle più moderne strategie e tecniche terapeutiche, strutturate in un approccio multimodale e finalizzate al miglior sollievo del dolore possibile, nella consapevolezza che può essere fortemente impegnativo eradicare il dolore cronico. Purtuttavia vi sono quasi sempre valide possibilità di trattamento.

Questi possono essere:

  • Scrambler therapy (maggiori informazioni)
  • terapia farmacologica (antinfiammatori, oppiacei, farmaci psicotropi, ecc.)
  • infiltrazioni di anestetici locali in aree o punti dolorosi (trigger points)
  • blocchi nervosi singoli o continui
  • tecniche di neuroelettrostimolazione
  • posizionamento di accessi venosi centrali a lungo termine (p.e. port-a-cath, PICC)
    • Setting

      • 1. ambulatorio specialistico;
      • 2. sala operatoria dove eseguire procedure mini-invasive e invasive eco-guidate e radio-guidate;
      • 3. reparto di degenza con posti letto dedicati per day hospital e degenza ordinaria.
Unità Operative Specialistiche


La European Hospital S.p.A è accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale esclusivamente per la cardiochirurgia e cardiologia interventistica ed offre prestazioni in regime di ricovero per pazienti paganti o convenzionati con assicurazioni private per le seguenti specialità:

  • Chirurgia mininvasiva
  • Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica
  • Ginecologia e Medicina della Riproduzione
  • Medicina interna
  • Oculistica
  • Ortopedia e Traumatologia
  • Otorinolaringoiatria
  • Urologia
  • Neurochirurgia
  • Neurologia clinica
  • Colonproctologia

Per l’erogazione delle prestazioni connesse con le singole unità specialistiche l’European Hospital si è dotata di servizi di diagnostica ambulatoriale sottoindicati:

  • Laboratorio di Chimica Clinica e Microbiologia, Immunologia, Citologia;
  • Laboratorio di Istopatologia
  • Servizio di Diagnostica per immagini (Radiologia fissa e mobile, TAC multistrato 64 slices/sec, RMN )
  • Servizio di Ecografia ed Ecocolordoppler
  • Servizio di diagnostica Cardiologica non invasiva: ECG, Elettrocardiocardiografia Holter cardiologico e pressorio, prova da sforzo
  • Servizio di Fisiochinesiterapia
  • Servizio di Endoscopia gastroenterologica, urologica
  • Servizio di diagnostica neurofisiopatologica (EEG, EMG/ENG)

Sono inoltre attivi gli ambulatori, solo per i pazienti paganti, per le seguenti specialità:

  • Cardiologia
  • Ortopedia
  • Odontoiatria
  • Chirurgia generale
  • Otorinolaringoiatria
  • Dermatologia
  • Oculistica
  • Ginecologia
  • Medicina della Riproduzione
  • Colonproctologia
  • Pneumologia
  • Allergologia
  • Chirurgia laparoscopica
  • Elettroencefalografia dinamica Holter
  • Polisonnografia
Le prestazioni

Area diagnostica

  • visite ambulatoriali specialistiche
  • esofagogastroduodenoscopia
  • colonscopia

Area terapeutica

Interventi in Day Hospital e in regime di ricovero di:

  • chirurgia dell'apparato digerente
  • chirurgia epatobiliare
  • chirurgia della parete addominale eseguiti per via laparoscopica
  • procedure endoscopiche interventistiche
  • polipectomia
  • legatura elastica
  • sclerosi
  • Peg

Questa disciplina corregge difetti fisici congeniti o acquisiti in seguito ad incidenti o altri interventi chirurgici. Quello che è importante è che si occupa dei tessuti umani e deve spesso ricostruire un organo o una funzione persa, cercando di ottenere un risultato che sia valido anche dal punto di vista estetico.

Ecco perché noi riteniamo molto importante che la chirurgia estetica e la chirurgia ricostruttiva si integrino tra loro.

Migliorare l’estetica del nostro corpo è senz’altro molto gratificante e può migliorare la nostra qualità di vita, un aspetto più gradevole ci rende più soddisfatti e sicuri. Per ottenere un vero miglioramento ed essere soddisfatti bisogna innanzitutto condividere la filosofia del proprio chirurgo plastico ed apprezzarne i risultati.

Consideriamo per esempio il volto: questo ha delle forme e delle dimensioni ben precise. Il chirurgo plastico deve tener conto delle tecniche e delle regole ad esse congiunte, ma deve anche cogliere di quel volto la bellezza seguendo la natura. Un grosso naso, per esempio in un volto minuto può non stare bene perché distoglie l’attenzione dagli occhi, un naso troppo sottile in un volto che ha grandi occhi e zigomi pronunciati può risultare artificiale, una bocca troppo sottile può rendere un viso duro e poco femminile.

Dunque la bellezza anche in chirurgia si ottiene con l’armonia delle misure e dei singoli organi. Esistono poi alcune persone che hanno naturalmente un organo più sviluppato, che secondo i criteri estetici ha una misura eccessiva, ma talvolta una grande bocca, due occhi grandi o un naso importante sono estremamente gradevoli in quel determinato volto. Sarebbe un vero peccato correggere "un dono" della natura che vi rende più particolari. E’ proprio in queste occasioni che interviene il senso estetico del chirurgo, il quale dovrà consigliare ciò che deve essere corretto con la chirurgia e ciò che è meglio non correggere.


Negli ultimi anni vi é stata in chirurgia della mano una netta tendenza alla ricerca di tecniche sempre meno invasive. La più eclatante è stata l'applicazione dell'endoscopia nel trattamento della sindrome del tunnel carpale che ha permesso in un patologia molto frequente di ridurre in modo significativo i tempi di ripresa post chirurgici.

La possibilità di sezionare il solo legamento trasverso del carpo responsabile delle compressione nervosa, senza sezionare altre strutture ha offerto una minor invasività chirurgica, non solo nel senso della riduzione della cicatrice chirurgica al polso, della lunghezza di un centimetro ma soprattutto nell'accorciamento significativo del periodo di inabilità lavorativa.

Le stesse tecniche endoscopiche hanno trovato applicazione nel trattamento della patologia postraumatica e artrosica del polso: oggigiorno sono infatti possibili riparazioni anche complesse di lesioni legamentose del polso così come di processi artrosici con tecniche endoscopiche.

Le stesse fratture di ossa carpali come lo scafoide possono in buona parte dei casi essere riparate mediante osteosintesi percutanee, cioè senza necessità di estese esposizioni ossee il che si traduce in una minore invasività a carico delle strutture legamentose e quindi in un più rapido recupero funzionale.

Altre patologie della mano trattate dal nostro dipartimento sono:

il Morbo di Dupuytren, la rizoartrosi, la tenosinovite dei tendini flessori (dito a scatto), la sindattilia e polidattilia, il Morbo di Dequervain.


E' noto che l’infertilità, ossia l’incapacità di una coppia di concepire dopo almeno un anno di rapporti liberi, è in costante aumento. In studi recenti condotti in Francia ed in Gran Bretagna è emerso che dal 15 al 20% delle coppie non riesce a concepire dopo un anno di rapporti liberi. Questa ridotta fecondità è dovuta in gran parte all’aumento dell’età media in cui le donne tentano di concepire per la prima volta e all’incremento significativo della infertilità maschile.

Negli ultimi 10 anni sono stati effettuati impressionanti progressi nella diagnosi ma soprattutto nella terapia della infertilità di coppia. Il Servizio di Medicina e Biologia della Riproduzione offre la possibilità di eseguire tutte le indagini cliniche, di laboratorio e strumentali i cui risultati suggeriscono i trattamenti più opportuni sia medici che chirurgici per la donna e per l’uomo.

Oltre ai monitoraggi dell’ovulazione, alle induzioni dell’ovulazione delle inseminazioni intrauterine, il servizio offre le più avanzate tecnologie e personale altamente specializzato nella pratica delle tecniche di riproduzione assistita. La fecondazione in vitro (FIVET) trova la sua indicazione soprattutto nei casi di infertilità da fattore tubarico, idiopatico e da fattore maschile lieve e moderato mentre nei casi di oligoastenoteratozospermia severa e severissima la microiniezione intracitoplasmatica (ICSI) rappresenta il trattamento di scelta.

Nella maggior parte dei casi di azospermia è possibile recuperare spermatozoi prelevandoli direttamente dal testicolo o dell’epididimo mediante tecniche chirurgiche e microchirurgiche ed utilizzarli per effettuare la tecnica ICSI.

Presso il Servizio di Medicina e Biologia della Riproduzione dell’European Hospital è possibile ottenere con le suddescritte tecniche di riproduzione assistita percentuali di gravidanza che variano dal 25% al 45% in relazione soprattutto all’età della donna.

Parallelamente alla pratica clinica e laboratoristica vengono effettuati programmi di ricerca in collaborazione con autorevolissimi ricercatori italiani e stranieri.

È disponibile, infine, un servizio di endoscopia ginecologica diagnostica ed operativa volta ad accertare le cause dell’infertilità e se possibile trattarle.


L’evoluzione della ricerca biomedica ha reso disponibili per i medici tecniche diagnostiche sofisticate e mezzi terapeutici complessi.

L’enorme incremento delle conoscenze nel campo della medicina ha favorito il proliferare delle specialità. Se da una parte questo fenomeno ha consentito di dare impulso alla ricerca, dall’altra ha nuociuto alla visione unitaria del malato che non è fatto a compartimenti stagni ma piuttosto è un insieme integrato morfo-funzionale.

Attualmente nella formazione del medico si presta una nuova attenzione al ruolo formativo della medicina interna che consente di raggiungere una maturazione indispensabile all’attività dello specialista.

Nell’ambito delle specialità l’endocrinologia ed il metabolismo hanno una particolare valenza internistica in quanto coinvolgono praticamente tutti gli organi ed apparati dell’organismo oltre ad incidere in maniera significativa in quelli che sono aspetti fisiopatologici di grande importanza per la qualità della vita quali invecchiamento, funzioni celebrali, osteoporosi, attività sessuale, ecc.

In Italia la patologia delle ghiandole endocrine e del metabolismo colpisce il 30% della popolazione. Attraverso un corretto e rigoroso iter diagnostico, spesso complesso, si riesce a impostare una adeguata terapia.

Ispirandosi a questo concetto, presso l’European Hospital è stato attivato il Centro di Patologia endocrino-metabolica e Andrologia medica, per lo studio e la terapia delle malattie della tiroide, dell’obesità, del diabete, della crescita e delle altre ghiandole endocrine.

Modernissime e sofisticate tecniche sono utilizzate anche in campo andrologico per lo studio e la cura dei disturbi sessuali (sterilità maschile, impotenza, ecc.).



Il servizio di otorinolaringoiatria fornisce prestazioni specialistiche ambulatoriali finalizzate alla diagnosi e alla terapia di patologie che richiedono particolari esami diagnostici, mettendo a disposizione del paziente, presso la stessa struttura assistenziale, tutto ciò che risulta necessario per una valutazione completa delle patologie di seguito elencate ed il loro trattamento sia medico che chirurgico.

Studio della funzione nasale

La diagnosi precoce di alterazioni nella respirazione nasale può prevenire o svelare numerose patologie del naso e dei seni paranasali e consentire, nel bambino, un più armonico sviluppo della fisionomia cranio facciale. E’ possibile identificare precocemente eventuali danni alle mucose delle prime vie respiratorie dovute ad esposizione a vapori e/o sostanze tossiche. La morfologia delle cavità nasali, dei turbinati e delle cavita’ di ventilazione dei seni paranasali può essere valutata con indagini endoscopiche e radiologiche. Grazie alla citologia nasale, eseguibile con un semplice prelievo della superficie mucosa dei turbinati, è possibile identificare le diverse forme di rinopatia vasomotoria, individuare infezioni micotiche o batteriche. Tale test unitamente alle prove allergometriche fornisce un quadro completo della reattivita’ delle mucose delle vie aeree superiori. Le seguenti indagini clinico diagnostiche sono finalizzate allo studio della funzione respiratoria ed olfattoria per fornire una risposta dettagliata e precisa sulle condizioni cliniche attuali e monitorare il risultato di trattamenti sia medici che chirurgici:

  • Visita specialistica otorinolaringoiatrica
  • Endoscopia nasale
  • Esame citologico della mucosa nasale
  • Esame olfattometrico
  • Test allergometrici
  • TC del naso e seni paranasali
Russamento, disturbi respiratori del sonno ed apnee notturne

Viene eseguito un monitoraggio dei parametri cardiorespiratori durante il sonno per valutare la presenza di pause respiratorie (apnee o ipopnee) con desaturazione dell’ossigeno ematico. Viene studiato il numero e l’entità delle apnee, correlate con la posizione del paziente, le alterazioni del ritmo cardiaco ed i movimenti toraco-addominali al fine di valutare il grado dell’apnea e la sua origine (periferica o centrale). In presenza di apnee notturne o destrutturazione del sonno il paziente presenta sonnolenza diurna, difficoltà di attenzione e concentrazione oltre che aumento del rischio cardiovascolare nel caso di indice di apnea (AHI) superiore a 30. In tali casi è necessaria la taratura personalizzata e la prescrizione di un ventilatore meccanico o, in alternativa, una correzione chirurgica del sito ostruttivo. Quando è presente il sospetto anamnestico di russamento cronico o apnee notturne è sempre indicato procedere ad ulteriori accertamenti ed in modo specifico se sono presenti le seguenti patologie: ipertensione ed aritmie cardiache, reflusso gastroesofageo, cefalea, obesità, depressione, laringite cronica, tracheobronchiti ricorrenti:

  • Visita specialistica otorinolaringoiatrica
  • Visita cardiologica
  • Visita neurologica
  • Endoscopia naso laringea con manovra di Muller
  • Endoscopia naso laringea in sedazione - sleep endoscopy
  • Cefalometria
  • Polisonnografia e trial con ventilatore meccanico e bi-level
Vertigini e disturbi dell'udito

I differenti tipi di ipoacusia vengono valutati mediante un esame obiettivo che si avvale di ottiche endoscopiche ed otomicroscopia, oltre ad esami strumentali quali audiometria, impedenzometria e potenziali evocati uditivi (ABR). Uno screening della capacità uditiva viene effettuato anche nei neonati nelle prime settimane di vita grazie allo studio delle otoemissioni acustiche. Le vertigini richiedono un approccio multidisciplinare, nell’ambito del quale lo specialista ORL può differenziare forme periferiche da vertigini di origine centrale, avvalendosi di specifici test vestibolari. Gli acufeni vengono valutati mediante consueling specialistico ed acufenometria. Attualmente sono disponibili specifici trattamenti quali la TRT, Phase Out, mascheratori acustici e terapie di supporto.

  • Visita specialistica otorinolaringoiatrica
  • Endoscopia ed otomicroscopia
  • Esame audiometrico ed impedenzometrico
  • Potenziali evocati uditivi
  • Otoemissioni acustiche
  • Esame vestibolare con studio e registrazione del nistagmo e dei movimenti oculari in video-oculo-scopia anche a fini medico legali
  • Insufflazioni endotimpaniche medicate
  • Riabilitazione della tuba di Eustachio
Screening audiologico neonatale con otoemissioni acustiche

(screening di primo livello)

Patologia della voce

I disturbi della voce possono essere di origine funzionale od organica. I primi sono conseguenti ad un utilizzo non corretto dell’apparato vocale, che comprende comportamenti abusivi in soggetti che utilizano la voce nella loro professione, mentre i secondi sono causati da processi di tipo infiammatorio o dalla presenza di neoformazioni laringee. In tutti i casi la visita specialistica è supportata da indagini endoscopiche e da una valutazione della voce comprendente l’analisi computerizzata della stessa che consente una quantificazione obiettiva di alcuni parametri vocali. Una volta effettuata la diagnosi è possibile procedere con la terapia che può essere medica, rieducativa (logopedia) o chirurgica. Possono quindi essere effettuate le seguenti prestazioni:

  • Visita specialistica otorinolaringoiatrica
  • Endoscopia flessibile naso faringo laringea
  • Analisi computerizzata della voce con MDVP
  • Terapia fonologopedica
Attività Chirurgica
  • Ipertrofia adenotosillare, disturbi respiratori notturni e flogosi croniche o recidivati nell’adulto e nel bambino
  • Tonsillectomia e adenoidectomia
  • Chirurgia funzionale del naso
  • Decongestione chirurgica dei turbinati con radiofrequenze in sedazione
  • Settoplastica
  • Chirurgia endoscopica del naso e dei seni paranasali (FESS)
  • Patologia della voce e disfonia
  • Microchirurgia diagnostica ed operativa delle corde vocali e della laringe
  • Chirurgia dell’orecchio
  • Roncopatia ed apnee notturne
  • Chirurgia minore e maggiore del palato e del faringe
  • Tecniche chirurgiche combinate (naso - palato - faringe)

La moderna tecnologia, in continua evoluzione, fornisce all'Urologo strumenti molto sofisticati che facilitano la brillante risoluzione di interventi chirurgici oggi sempre più mini invasivi. I rapidi progressi, in un campo in rapido movimento, fanno si che tecniche attuali oggi diventino obsolete domani.

Nel 1970 circa, l'endoscopia urologica inizia ad essere una tecnica chirurgica a tutti gli effetti sostituendosi progressivamente a quella tradizionale. La resezione prostatica, la resezione dei tumori della vescica e il trattamento della stenosi uretrale per via trans uretrale sono il primo passo verso la chirurgia mini invasiva.

Nel 1980 la litotrissia extracorporea a onde d'urto ha permesso di trattare i calcoli renali senza incisione chirurgica. Nel 1987 il centro della calcolosi (Stone center) fu uno dei primi in Italia, e il secondo a Roma ad avere un litotritore extracorporeo. Rapidamente il trattamento della calcolosi è stato completato con l'introduzione di strumenti endoscopici sottilissimi, rigidi o flessibili: gli ureterorenoscopi. Le fonti di energia per la frantumazione a contatto dei calcoli uretrali, inizialmente elettroidraulica, poi balistica, oggi il laser Olmio/YAG garantiscono un risultato "stone free"(libero dai calcoli) in un'unica seduta.

Gli ultimi due decenni sono stati caratterizzati dalla chirurgia laparoscopica, che ha caratterizzato con il suo sviluppo in più discipline chirurgiche un'ulteriore accelerazione della mini invasività. il valore e l'importanza della laparoscopia in Urologia è ormai ben nota. Con i sistemi ottici a elevate prestazioni, telecamere e monitor HD(alta definizione), l'intervento è molto più preciso e quindi a priori di qualità superiore.

Il decorso postoperatorio e la ripresa della normale attività è più veloce. Il dolore è significativamente più basso e la trasfusione diventa eccezionale rispetto alla chirurgia a cielo aperto. Evita inoltre grandi incisioni e in particolare la sezione dei piani muscolari. La chirurgia laparoscopica ha anche portato allo sviluppo della chirurgia robotica in urologia. Il trattamento del cancro alla prostata (prostatectomia radicale) ha subito un impulso grazie alla chirurgia laparoscopica. Iniziata in Francia si è rapidamente affermata nel mondo e oggi è la tecnica di elezione per il carcinoma della prostata.

Dopo l'endoscopia, oggi diventata di routine, e della litotrissia extracorporea, il nostro gruppo ha sviluppato anche la tecnica laparoscopica in chirurgia oncologica urologica per la cura precoce dei tumori della vescica, prostata e rene.

La diagnosi precoce dei tumori urologici conduce oggi a indagini perfettamente standardizzate che portano rapidamente il chirurgo a scegliere la terapia, chirurgica e non, più appropriata al paziente.

Il follow-up dei tumori è seguito con molta attenzione, con un ritmo di monitoraggi o predeterminato e preannunciato il paziente. L'importanza di questa attività è spiegata con la tendenza di questi tumori a recidivare senza un trattamento e un protocollo adeguati.

Abbiamo un litotritore di ultima generazione, che permette la frantumazione dei calcoli senza anestesia in regime sia di day hospital che ambulatoriale. Gli ultimi progressi tecnologici in nostro possesso sono l'ureteroscopia flessibile che distrugge i calcoli per contatto con l'ausilio del laser a Olmio/YAG.

L'incontinenza urinaria nella donna con prolasso genitaleviene oggi da noi corretta con la promontofissazione per via laparoscopica associata ala TOT. Per l'induratio penis plastica IPP o malattia di La Peronye usufruiamo, oltre i metodi classici, di un litotritore specifico (nuova frontiera del trattamento di questa patologia).

Infine l'ipertrofia prostatica benigna IPB viene trattata sia chirurgicamente che con la resezione transuretrale con il GYRUSPK che permette un intervento esangue e con una dimissione 36 ore dopo.

Nel nostro sito www.chirurgiaurologicaroma.com i capitoli sono esposti in modo ampio e spero facilmente comprensibile, per permettere ai lettori di familiarizzare con i termini tecnici, i metodi di trattamento, di diagnostica e di terapia. L'obiettivo di questo sito è quello di fornire informazioni utili al paziente sulle varie tecniche a nostra disposizione e non.


Il servizio di neurochirurgia, diretto dal Prof. Romano Greco, si avvale dell'alto livello diagnostico, strumentale ed organizzativo della clinica.

I più complessi interventi di neurochirurgia vengono pertanto effettuati in piena sicurezza in un ambiente confortevole e gradevole.

Gli esami diagnostici, di qualità tecnologicamente avanzata e continuamente aggiornata, comprendono:

  • TAC spirale multistrato,
  • Rmn e angiografia cerebrale,
  • studi radiologici morfodinamici,

ed altri, e vengono eseguiti di routine per ottenere le più dettagliate informazioni utili all'esecuzione rigorosa dell'intervento e al controllo seriato dell'evoluzione post-operatoria.

Tutta la patologia neurochirurgica, cranioencefalica e vertebromidollare è trattata presso lo European Hospital: dai traumi cranici e vertebrali agli aneurismi encefalici, dai tumori spinali alle neoplasie intracraniche. La tecnica microchirurgica consente l'asportazione anche di tumori con localizzazione 'difficile' eliminando o riducendo di molto i possibili danni sul tessuto nervoso. Lo stesso vale per i tumori spinali come meningiomi o neurinomi che, operati in tempo, conducono alla completa scomparsa di gravi paralisi in forma di tetraparesi o paraparesi con recupero di normale motilità e deambulazione. Il trattamento microchirurgico di aneurismi e angiomi intracranici consente di intervento microchirurgico per ernia del disco lombare eseguire questi i nterventi con la massima sicurezza.

Il trattamento chirurgico dell'ernia del disco lombare è standardizzato in stretta tecnica microchirurgica con la possibilità di evitare l'anestesia generale ed essere dimessi nella stessa giornata dell'intervento.

L'ernia del disco cervicale è trattata microchirurgicamente con approcci minimi che normali curve posturali nei movimenti della colonna cervicale dopo impianto di disco artificiale: sn in estensione, dx in flessione consentono di evitare innesti o fissazioni meccaniche. Quando tuttavia il disco cervicale non è 'recuperabile' può venire sostituito con un disco artificiale perfettamente funzionante per mantenere o restaurare la normale postura cervicale (disco di Bryan): in questo campo la nostra neurochirurgia gode di una delle più vaste e lunghe esperienze in campo nazionale e internazionale, e può essere considerata un centro di eccellenza per la microchirurgia dell'ernia discale, e di tutta la patologia cervicale, dorsale e lombare. Nel trattamento della patologia vertebrale sono effettuati di routine i più avanzati interventi di stabilizzazione mediante innesti ossei e mediante strumentazioni sempre e sistematicamente aggiornate.

La nevralgia del trigemino e il 'tic' facciale (spasmo del facciale) sono trattati mediante microchirurgia diretta che elimina la causa del disturbo (conflitto neuro-vascolare).

L'idrocefalo viene trattato con sistemi valvolari a pressione variabile, che possono essere regolati elettronicamente dall'esterno; ovvero, in base all'indicazione, stabilendo con tecnica neuroendoscopica una nuova via di circolazione del liquor cerebrospinale senza bisogno di utilizzare materiali estranei.

Il Prof. Steiner, della Virginia University (Usa), collabora attivamente con il Servizio di Neurochirurgia, ponendo a disposizione dei pazienti la sua esperienza nel campo della Radiochirurgia, forse più nota al pubblico come 'neurochirurgia senza bisturi'. Non si deve dimenticare infine la favorevole dimensione psicologica creata dall'ambiente accogliente e da un personale sanitario rassicurante, efficiente e partecipe. Forse dipende anche da questo la relativa brevità delle degenze dopo un intervento neurochirurgico e il buon ricordo che i nostri pazienti conservano della personale esperienza chirurgica.

Prof. Romano Greco, Dr. Marco Brunori, Dr.ssa Anna Maria Vitale


Benvenuto in questo sito.

Mi chiamo Otello Poli, laureato in Medicina e Chirurgia nel 1984. Specializzato in Neurologia nel 1989. Perfezionato in Terapia del dolore nel 1991 (Scuola medica ospedaliera Regione Lazio). Professionalmente sono cresciuto presso la prima Scuola di Specializzazione in Neurologia dell'Università La Sapienza in Roma. Sin dall'inizio Neurologo di impronta prettamente intensivista (malattie cerebrovascolari acute ed ictus, epilessie).

Qui alla European Hospital sono il responsabile dell'Unità Operativa di Neurologia clinica e di diagnostica strumentale neurofisiopatologica. La collaborazione con i colleghi del Dipartimento di Scienze Cardio-vascolari, con i colleghi della Terapia Intensiva, e con quelli delle altre unità operative consente un ottimale trattamento di tutte le patologie neurologiche, da quelle ad insorgenza acuta a quelle di tipo neurodegenerativo ad andamento cronico (m. di Alzheimer, m. di Parkinson, tremore ed altri disturbi del movimento), ambulatorialmente o se necessario mediante brevi ricoveri.

Una parola a parte merita l'attenzione al trattamento del dolore (cefalea, emicrania, nevralgia del trigemino, nevralgia post herpetica e tutte le altre forme di dolore neuropatico). Per questo aspetto collaboro con il Centro per la Terapia del Dolore di questa struttura sanitaria.

L'unità operativa fornisce le seguenti prestazioni cliniche e diagnostiche strumentali:

  • neurologia clinica
  • elettromioneurografia arti superiori ed inferiori
  • elettromioneurografia muscoli facciali e blink reflex (particolarmente indicate nelle paresi facciali e nelle nevralgie trigeminali)
  • elettroencefalografia

con possibilità di ulteriori approfondimenti, dopo una preliminare valutazione clinica di questa unità operativa, in casi selezionati quali le epilessie farmaco resistenti, le patologie del ritmo sonno/veglia e quelle nel sonno (epilessie morfeiche, narcolessia, parasonnie, apnee notturne per una contestuale prevenzione dell'ictus) mediante:

  • elettroencefalografia dinamica Holter
  • polisonnografia
  • possibilità di registrazione video con telecamera.

Tra i collaboratori merita sicuramente citare la fondamentale attività professionale svolta dalla Dr.ssa Eleonora Bottoni, laureata in Tecniche di Neurofisiopatologia presso l'Università La Sapienza in Roma nel 2009. Ella può vantare a pieno titolo, oltre all'elevata professionalità, quale note di merito esperienze di studio e di lavoro all'estero.


Il Dipartimento di Colonproctologia è stato fondato nel 1992; attualmente diretto dal Dr. Attilio Nicastro è un'unità complessa assistenziale. Il Dipartimento è all'avanguardia nelle terapie delle malattie benigne proctologiche (emorroidi, ragadi, fistole, condilomi ecc.), con tecniche volte alla risoluzione del dolore post-operatorio, nella prevenzione e cura delle patologie neoplastiche ed infiammatorie colorettali.

All'interno del Dipartimento vi è una sezione dedicata alla ricerca di nuove tecnologie ed alla sperimentazione ed attuazione di nuove tecniche chirurgiche e mediche, gazie alla quale è stata progettata, sperimentata e brevettata una nuova strumentazione diagnostica per le patologie ano-rettali: il Videoproctoscopio© Digitale. Dalla ricerca sono scaturiti numerosi studi pubblicati su importanti riviste scientifiche medico chirurgiche nazionali ed internazionali.

L

a sezione diagnostica, in collaborazione con l'intera struttura dell'European Hospital, si avvale delle moderne metodiche radiologiche (RMN dinamica, Colonscopia Virtuale, Ecotomografia, Videodefecografia), funzionali (urodinamica e manometria ano-rettale) ed endoscopiche diagnostiche ed operative. Il Dipartimento si completa con un centro per l'assistenza dei pazienti portatori di stomie digestive ed urinarie attuando il follow-up oncologico, la cura e la gestione della stomia, la terapia delle patologie stomali.

Il Dipartimento dispone di una sezione dedicata alla diagnosi e cura delle disfunzioni del pavimento pelvico, in particolare della stipsi, dell'incontinenza fecale ed urinaria e delle disfunzioni sessuali. Oltre alla tecniche chirurgiche sono attuati trattamenti riabilitativi mediante elettrostimolazione pelvi-perineale, biofeedback ed Extracorporeal Magnetic Innervation.


European Hospital è dotato di un funzionale reparto di Terapia Fisica e Riabilitativa con personale altamente specializzato.

L'elevata professionaltà del nostro personale tecnico consente di effettuare

  • ginnastica posturale
  • ginnastica dolce
  • tecniche di equilibrio statico - dinamico
  • rieducazione propriocettiva
  • tecniche di rilassamento
  • rieducazione neuromotoria
  • ginnastica respiratoria
  • massoterapia
  • linfodrenaggio

ed inoltre di ridurre i tempi di recupero dopo traumatismi ed interventi chirurgici grazie alle molte attrezzature da palestra.

Il centro è dotato inoltre di tutti i mezzi fisici comunemente usati di Ipertermia, di Pressoterapia e di Laserterapia.

Vanto della struttura è una moderna apparecchiatura per Terapia con Onde d'Urto.

Questa è una nuova terapia minimamente invasiva ed estremamente efficace che comporta tempi brevi per il trattamento di varie patologie a carico dei tessuti molli e dei tessuti ossei.

Scopo

Curare, con efficacia, i dolori articolari e ottenere la consolidazione ossea in caso di pseudoartrosi; evitare l’intervento chirurgico, ridurre i costi e i tempi di guarigione.

Indicazioni

Tendinopatie ed Entesopatie: malattie infiammatorie o degenerative, attinenti ai tendini ed alle loro sedi di inserzione sui segmenti ossei.

Lesioni muscolari: spasticità,contratture, stiramenti, strappi parziali, ematomi, Morbo di La Peyronie (IPP), pseudoartrosi e ritardi di consolidazione, POA paraosteoartropatia, ischemie e necrosi



Diagnostica per Immagini


TC Multistrato (64 strati)

Presso il servizio di Diagnostica per Immagini dell’European Hospital è attiva una nuova unità di Tomografia Computerizzata basata su avanzate e performanti soluzioni tecniche.

Si tratta di un nuovo Scanner TC modello Brilliance 64 prodotto dalla Philips Medical System che utilizza 64 file di detettori e capace di acquisire simultaneamente in 0,4 secondi 64 sezioni corporee con risoluzione spaziale pari a 0,34 mm (acquisizioni Total Body in 6-8 secondi). La tecnologia multistrato rappresenta una eccezionale e stimolante opportunità rivolta alle più raffinate applicazioni clinico-diagnostiche.

Le indagini TC da noi effettuate comprendono esami neuro, body ed osteoarticolari associate a ricostruzioni tridimensionali:

  • TC Cranio, Collo, Torace, Addome, Pelvi
  • TC Articolazioni e colonna vertebrale
  • TC Arti inferiori (articolazione femoro-rotulea, calcolo TA-GT, angolo di antiversione femore, studio torsionale tibia)

nonchè peculiari ed innovative metodiche di imaging:

  • Cardio-TC (Coronaro-TC)
  • Studio quantitativo delle placche calcifiche coronariche (Calcium Scoring)
  • Analisi vascolare avanzata (AVA) e Panangio-TC
  • Studio qualitativo della placca carotidea
  • Uro-TC
  • Studio del nodulo polmonare
  • Studio di endoscopia virtuale (Rinosinusoscopia, cistoscopia, broncoscopia, colonscopia, navigazioni endovascolari)
  • Imaging funzionale
  • Dentascan, Densitometria TC (QCT)
RM 1,5 Tesla

L’apparecchiatura a nostra disposizione, grazie all’elevata intensità del campo magnetico, garantisce esami di pregevole qualità diagnostica in ogni distretto corporeo. Le indagini di risonanza magnetica possiedono un’elevata risoluzione spaziale, un eccellente contrasto tissutale ed hanno il vantaggio di non utilizzare radiazioni ionizzanti. Il mezzo di contrasto, utilizzato in casi specifici, incrementa le differenze tra i tessuti, permette di caratterizzare il tipo ed il grado di vascolarizzazione delle alterazioni solide e di ottentere una valutazione angiografica dei vari distretti anatomici. Lo studio multiplanare infine completa l’informazione spaziale.

Le indagini RM da noi effettuate comprendono esami neuro, body ed osteoarticolari:

  • Encefalo
  • Collo
  • Studio 3d orecchio, apc, orbita, ipofisi
  • Articolazione temporo mandibolare
  • Fegato, reni, surreni, pancreas, milza
  • Retroperitoneo-pelvi-ano retto
  • Colangio-RM
  • Mammella
  • Colonna vertebrale – Mielo-RM
  • Neuropatie periferiche
Radiologia tradizionale
  • Apparato scheletrico
  • Apparato respiratorio
  • Apparato gastro-intestinale radiologia
  • Apparato uro-genitale
  • Radiologia pediatrica
  • Esame morfometrico
  • Mammografia
  • Defecografia
  • Ecografia osteoarticolare
Radiologia interventistica
  • Terapia del varicocele

Cos'è?

La tomografia computerizzata, indicata con l’acronimo TC , è una tecnica radiodiagnostica, che sfrutta fasci di radiazioni ionizzanti (raggi X) che attraversando il corpo riproducono, con l’ausilio di un computer (computerizzata), immagini in sezione (tomografia) delle strutture corporee. E’ conosciuta anche come tomografia assiale computerizzata o TAC ma l'aggettivo "assiale" è inappropriato perché obsoleto: le moderne apparecchiature effettuano delle scansioni secondo un piano assiale ma le immagini ottenute possono essere ricostruite secondo qualsiasi piano. Dalle primissime e ardite applicazioni cliniche negli anni Settanta (il primo tomografo computerizzato consentiva esclusivamente lo studio delle strutture del cranio e fu installato all'Atkinson Morley Hospital di Londra nel 1971), può essere utilizzata in qualsiasi parte del corpo dal cranio al torace all’ addome consentendo di studiare dettagliatamente e nello stesso momento scheletro, tessuti molli, parenchimi e vasi sanguigni. Grazie al vertiginoso progresso tecnologico, da pochi anni viene utilizzata nella diagnostica cardiologica per analizzare lo stato di salute del cuore e delle coronarie (Cardio-TC).

TC spirale? Singolo strato? Multistrato? TC acquisizione spirale

Nella tomografia computerizzata un tubo radiogeno (fonte del fascio di raggi X) ruota attorno al paziente ed il rivelatore, al lato opposto, raccoglie l'immagine di una sezione del paziente; il lettino del paziente scorre all'interno di un tunnel dove avviene la scansione, presentando a ogni giro una sezione diversa del corpo. Nella TC spirale l'acquisizione delle immagini avviene mediante una rotazione continua del tubo radiogeno nel mentre il tavolo che porta il paziente si muove su un piano di scorrimento: i piani di scansione descrivono un'elica attorno al paziente, ottenendo cosi’ una scansione “spirale”. I tomografi ad acquisizione spirale possono ottenere in una rotazione una singola sezione corporea (singolo strato) o multiple sezioni corporee (multistrato). La tecnologia ad oggi disponibile permette di ottenere 64 sezioni corporee (TC 64 strati) submillimetriche in una singola rotazione della durata di 0,4 secondi: circa 8 secondi bastano ad analizzare tutto il corpo.

Quando e come eseguire un esame TC?

Una indagine TC viene richiesta per chiarire dubbi diagnostici rilevanti, ai quali esami preliminari, più semplici e meno costosi (radiografie ed ecografie) non sono riusciti a fornire una risposta definitiva.

Per la valutazione dell'apparato scheletrico ed articolare generalmente non serve nè preparazione del Paziente nè l’utilizzo del Mezzo di Contrasto (M.d.C.) la cui somministrazione, per via orale o endovenosa, è generalmente necessaria nello studio dei parenchimi e indispensabile nelle indagini vascolari.

Prima dell’esame

Se il quesito clinico prevede il ricorso al M.d.C. è necessario eseguire alcuni esami di laboratorio in particolare la funzionalità renale, essere a digiuno da almeno 6 ore, compilare e firmare l'apposita modulistica di consenso prevista dalla legge. Bisognerà sempre segnalare al Medico Radiologo eventuali precedenti episodi di reazioni al M.d.C. e comunque un’ anamnesi positiva per allergie. E' di estrema importanza portare con sè tutta la documentazione sanitaria connessa al quesito clinico compresi, naturalmente, gli esami radiologici (ecografie, TC ecc.) precedenti. Le donne in età fertile devono avere la certezza di non essere in stato di gravidanza, qualsiasi dubbio impone di soprassedere all’esecuzione di qualsiasi esame che comporti l’irradiazione del corpo e di parti del corpo con raggi X. Per l’utilizzo del M.d.C. per via endovenosa viene preliminarmente posizionata una piccola agocannula in una vena superficiale del braccio attraverso la quale verrà somministrato il M.d.C. Se necessario, in particolare negli studi TC dell’addome, il Paziente verrà invitato a bere un M.d.C. al fine di opacizzare le anse intestinali.

Durante l’esame

L'esame TC è attualmente un’indagine di rapida esecuzione e indolore. Il Paziente viene posizionato su un lettino. Durante l’acquisizione delle immagini il lettino scorre all'interno dell'apparecchiatura, una sorta di "ciambella" molto larga (tecnicamente gantry = complesso tubo radiogeno-detettori), che non provoca generalmente senso di claustrofobia. Può essere richiesta l'apnea per pochi secondi e naturalmente l'assoluta immobilità del distretto corporeo da esaminare. In linea generale un esame TC, in particolare con la tecnologia multistrato, non supera i 15-20 minuti di durata comprensivi della preparazione in sala.

Dopo l'esame

Completato l’esame, se è stato somministrato il M.d.C., l’agocannula utilizzata per l’infusione verrà tolta dopo un adeguato periodo di osservazione (almeno 30 minuti dall’inizio dell’infusione). Successivamente il paziente non deve attenersi a regimi o prescrizioni particolari e può immediatamente riprendere la sua normale attività.


Che cos'è?

La Risonanza Magnetica (RM) è una tecnica diagnostica più recente rispetto alla TC dalla quale differisce in quanto non utilizza radiazioni ionizzanti (Raggi X) bensì onde di radiofrequenza e campi magnetici. Esternamente le attrezzature per una TC e per una RM sono simili (ma la tecnica di imaging è completamente diversa): la principale differenza è la lunghezza del tubo in cui viene posizionato il paziente, piccola nel caso della TC, maggiore nel caso della RM. In termini generali si può affermare che uno studio RM riesce meglio della TC a definire il contrasto tra i vari tessuti normali dell’organismo nonché tra questi ed i tessuti patologici.

Qual è il principio di funzionamento?

Il principio di funzionamento è semplice: il nostro corpo è fatto per due terzi di acqua, e la quantità di acqua varia a seconda dei tessuti e delle loro eventuali condizioni patologiche. Un potente campo magnetico esterno (“effetto calamita”) costringe le molecole d’acqua del corpo a cambiare stato energetico. Se poi si invia un’onda radio di frequenza, l’energia dei protoni contenuti nelle molecole d’acqua cambia e successivamente ritorna alle condizioni originarie. Le oscillazioni indotte nei protoni possono essere rilevate dall’esterno misurando la densità di molecole in quel punto. Elaborate da un computer, queste informazioni daranno infine una immagine degli organi esplorati su piani multipli dello spazio direttamente acquisiti.

Perché si fa?

E’ particolarmente utile nella diagnosi delle malattie del cervello, della colonna vertebrale, e del sistema muscolo-scheletrico (articolazioni, osso, tessuti molli) ma anche dell'addome e pelvi e dei vasi.

Prima dell'esame

Non è necessaria alcuna preparazione. E' preferibile evitare l'esame nel primo trimestre di gravidanza, salvo casi particolari vagliati dal medico responsabile. Prima dell'esame ad ogni paziente viene consegnata una scheda-questionario, che dovrà compilare e firmare. In particolare dovrà essere accertata la presenza di pace-maker cardiaco, pompe di infusione interne, neurostimolatori, protesi all'orecchio interno che possono subire danneggiamenti sotto l'azione del campo magnetico.

Analogamente possono costituire controindicazione all'esame la presenza di schegge metalliche all'interno del corpo e in particolare in vicinanza degli occhi, clips metalliche a seguito di interventi chirurgici al cervello o al cuore. Oggetti di materiale ferromagnetico immersi in un campo magnetico intenso subiscono forze rilevanti che possono provocarne lo spostamento con conseguente danno ai tessuti, ad esempio nel caso delle schegge che si trovassero vicino a vasi sanguigni; anche in assenza di tale rischio la presenza di materiale ferromagnetico, alterando il campo cui sono sottoposti i tessuti, può degradare l'immagine. Subito prima dell’esame è bene togliere oggetti di metallo, orologio, schede magnetiche (carte di credito , bancomat), trucco al viso, lenti a contatto, chiavi, monete e tutt'altro di metallico indossato. La claustrofobia rappresenta una controindicazione relativa all’effettuazione di un esame RM soprattutto con apparecchi “chiusi” ; in questi casi, valutate le eventuali alternative diagnostiche, si provvederà ad eseguire una sedazione più o meno profonda prendendo opportuni accordi con il servizio di anestesia e rianimazione.

Come viene condotto un esame RM

Dopo il colloquio con il medico radiologo, il paziente viene condotto in uno spogliatoio, dove potrà togliersi tutti gli indumenti, eccettuato quelli intimi purché non possiedano parti metalliche; gli verrà fornito un camice ed entrerà nella sala dove effettuerà l'esame. Verrà aiutato dal personale a sistemarsi nell'apparecchiatura e in relazione al tipo di organo da studiare potranno essere posizionate all'esterno del corpo le cosiddette bobine di superficie; poiché si tratta di un cilindro abbastanza stretto ed il periodo di permanenza è discretamente lungo (circa 30 minuti), chi è un pò claustrofobico (soffre cioè quando si trova in ambienti chiusi) dovrà cercare di rilassarsi, magari pensando ad altro. Durante la permanenza nel magnete si udranno rumori molto secchi e forti dovuti all'emissione di onde radio (l'uso di cuffie auricolari potrà essere utile per ridurre il rumore). In ogni caso, anche se nella sala dell'esame il paziente è solo, è sempre collegato tramite microfono con i tecnici e con il medico.

Qualche volta, a discrezione del medico radiologo e in relazione al tipo di patologia da studiare, potrà essere somministrato un mezzo di contrasto contenente Gadolinio per via endovenosa (attraverso un’agocannula posizionata in una vena superficiale).

Terminato l'esame

Dopo l’esame il paziente non deve attenersi a regimi o prescrizioni particolari e può immediatamente riprendere la sua normale attività.


Che cosa sono?

Il corpo umano è costituito da differenti organi e strutture che naturalmente o in relazione a condizioni patologiche presentano un contrasto intrinseco legato in particolare alla diversa densità (Rx e TC) o struttura molecolare (RM) dei tessuti. Questo contrasto, evidenziabile mediante esami diretti o basali, può essere artificialmente accentuato direttamente o indirettamente con l’utilizzo di alcune sostanze definite per l’appunto “mezzi di contrasto”(mdc).

Quali sono?

Si differenziano in relazione alla tecnica da impiegare (TC, RM, Rx, Ecografia) ed all’organo/struttura che interessa agocannula contrastare (vasi, apparato gastroenterico, vie biliari ecc.). La stessa aria atmosferica o comune acqua, se introdotte nel canale intestinale, agiscono come vere e proprie sostanze contrastografiche. Per semplicità e rapidità parleremo brevemente dei mdc introdotti per via endovenosa (si utilizza di solito una vena superficiale del braccio utilizzando come accesso un’agocannula) distinguendoli in 1) mezzi di contrasto iodati per esami TC e 2) mezzi di contrasto paramagnetici per esami RM. I primi, anche definiti mdc uroangiografici, vengono utilizzati non solo in TC ma in alcune indagini radiodiagnostiche (che utilizzano raggi X: angiografie, urografie ecc.).

1) Mezzi di contrasto iodati per TC

Sono una categoria di sostanze formate da molecole anche complesse contenenti atomi di iodio che, introdotte nel sangue, diffondono negli spazi interstiziali e vengono escrete dai reni. Tali sostanze permettono di valutare i vasi ed impregnano le strutture parenchimatose dell’organismo definendone la vascolarità sia a livello di macro che microcircolo; in tal modo evidenziano le alterazioni d’organo solide o liquide e ne chiariscono vascolarizzazione e natura. In base a queste proprietà risultano fondamentali nel caratterizzare le neoplasie che, dotate generalmente di una sviluppata architettura vascolare (neoangiogenesi), si distinguono per un abnorme e spesso disomogeneo accumulo del mezzo di contrasto al loro interno.

Nell’ultimo decennio la ricerca farmacologia ha profuso notevoli energie al fine di introdurre in radiologia diagnostica e interventistica agenti contrastografici che riducessero o annullassero l’incidenza di reazioni avverse.

Quali reazioni avverse?

I mezzi di contrasto iodati sono delle vere e proprie sostanze farmaceutiche, in genere ben tollerate e quasi del tutto sprovviste di effetti collaterali. Per la spiegazione di alcuni di essi sono stati chiamati in causa meccanismi immuno-allergici. Attualmente i vecchi agenti ad alta osmolalità sono stati interamente sostituiti da formulazioni a bassa osmolalità che hanno efficacia diagnostica equiparabile a fronte di una più bassa incidenza di reazioni avverse. Le reazioni orticarioidi, il prurito ed il senso di calore ricorrono più frequentemente e generalmente si risolvono spontaneamente senza trattamento o mediante somministrazione di una singola dose di antistaminici a seconda della gravità.

Una attenta valutazione clinico-anamnestica da parte del Medico Radiologo è importante al fine di inquadrare eventuali fattori di rischio ed in particolare:

  • predisposizioni allergiche e soprattutto precedenti reazioni avverse al mezzo di contrasto e l’esistenza di storia di allergie
  • insufficienza d’organo scompensata
  • insufficienza renale specie se grave
  • diabete se esiste una insufficienza renale grave.

In tal senso vengono richieste a scopo prudenziale alcune indagini di laboratorio prima dell’esame TC con mdc ed in particolare: creatininemia, azotemia e glicemia (meglio recenti, comunque valide anche se eseguite entro i 3 mesi precedenti l’esaminazione TC).

2) Mezzi di contrasto paramagnetici per RM

In RM si utilizzano mezzi di contrasto che contengono gadolinio. Queste sostanze, somministrate per via endovenosa si distribuiscono nei vasi e negli organi in maniera simile ai mezzi di contrasto iodati utilizzati in TC. Le molecole di gadolinio alterano temporaneamente le proprietà molecolari all’interno del campo magnetico delle strutture in cui vanno a localizzarsi modificando il segnale e quindi l’immagine RM. Questo allo scopo di visualizzare i vasi e le lesioni d’organo in particolare accentuando le differenze tessutali e di vascolarizzazione.

Quali reazioni avverse?

I mezzi di contrasto paramagnetici sono tollerati meglio rispetto ai mezzi di contrasto iodati, perché il ridotto volume e il ridotto numero di moli di sostanza iniettati, rende pressoché nulle le reazioni tossiche e, trascurabili, anche le reazioni immuno-allergiche. L’unicità e la sporadicità di reazioni avverse giustifica una relativa “tranquillità” con cui possono essere impiegati.

L’incidenza di reazioni anafilattiche gravi è stimata molto bassa (0.01-0.0003%, Murphy, 96 - Neindorf, 91).

In letteratura è riportato un solo caso di evento fatale sicuramente in rapporto con la somministrazione di Gadolinio (Jordan, AJR 1995).

L’unica avvertenza, come per i mezzi di contrasto iodati, riguarda gli individui con preesistente reazione al mezzo di contrasto paramagnetico.

Recentemente alcune case produttrici sconsigliano l’uso dei mdc a base di gadolinio in pazienti con insufficienza renale grave o per quelli in cui è stato effettuato un trapianto di fegato.

In tal senso, anche per l’utilizzo dei mezzi di contrasto paramagnetici, saranno richiesti i comuni esami di laboratorio per valutare lo stato di funzionalità renale (creatininemia e azotemia).


Che cos'è?

La colonscopia virtuale, introdotta nel 1994, è una metodica diagnostica simile all’endoscopia del colon (colonscopia) che utilizza una navigazione virtuale all’interno del lume intestinale.

I dati necessari ad un esame di colonscopia virtuale sono derivati da un’acquisizione TC addome-pelvi dopo introduzione di aria per via transrettale e ricostruiti al computer con un software elettronico dedicato.

Differenze con la colonscopia tradizionale

Come nell’endoscopia tradizionale viene valutata la superficie mucosa del colon (mediante visualizzazione dall’interno), ma a differenza di essa non è possibile effettuare prelievi bioptici o asportare polipi.

Ha tuttavia il vantaggio di essere minimamente invasiva, ben tollerata dal paziente, di rapida esecuzione e non limitata da tutte quelle condizioni cliniche ed organiche che controindicano o inficiano l’esecuzione di una colonscopia tradizionale completa.

Indicazioni

1. L’indicazione principale della colonscopia virtuale è rappresentata dal completamento dello studio del colon nel caso in cui la colonscopia tradizionale sia risultata incompleta per esiti aderenziali post-chirurgici, per anomalie anatomiche o intolleranza del paziente.

2. Rappresenta una valida alternativa se le condizioni cliniche del paziente controindicano la colonscopia tradizionale (Allergia all’anestesia, coagulopatia severa, insufficienza respiratoria).

3. Può essere impiegata qualora una diverticolite con periviscerite renda rischioso l’utilizzo o l’avanzamento della sonda endoscopica.

4. Può valutare i tratti colici a monte di ostacoli invalicabili per l’endoscopio (neoplasie steno-ostruttive) ed individuare eventuali lesioni sincrone (polipi/neoformazioni in altre sedi del colon).

polipo 5. Nel caso di neoplasia colica dimostra l’estensione extracolica (infiltrazione di parete, metastasi linfonodali e parenchimali), informazioni fondamentali nella stadiazione preoperatoria.

6. La colonscopia virtuale può essere proposta come metodica di screening nei soggetti oltre i 50 anni di età con familiarità per carcinoma colorettale (parenti di primo grado di soggetti affetti da carcinoma), o nei controlli a distanza di pazienti sottoposti a pregressa polipectomia endoscopica o intervento chirurgico per neoplasia colorettale.

LE INDICAZIONI ALLA COLONSCOPIA VIRTUALE DEVONO COMUNQUE ESSERE VAGLIATE AD OGNI SINGOLO ESAME IN STRETTA COLLABORAZIONE TRA MEDICO RICHIEDENTE E MEDICO RADIOLOGO.

Prima dell’esame

Il paziente può essere sottoposto all’esame solo dopo aver ottenuto un’adeguata pulizia intestinale. In fase di prenotazione verranno fornite tutte le indicazioni utili ed un modulo di preparazione all’esame di colonscopia virtuale con TC. carcinoma colo-rettale

L’esame

Il paziente viene fatto accomodare sul lettino della sala TC e attraverso il retto viene introdotto un catetere a palloncino collegato ad una pompetta. Si utilizza un catetere tipo Foley attraverso il quale viene insufflata aria sino a distendere adeguatamente il colon onde valutare con la massima accuratezza le anomalie di parete (1000-1.500 cc di aria) e comunque rispettando la tolleranza del Paziente. Il grado di distensione viene controllato mediante lo scanogramma preliminare all’acquisizione.

Le scansioni TC sono condotte in apnea respiratoria della durata media di 5-10 sec nei decubiti supino e prono.

L’utilizzo di entrambi i decubiti permette di ottenere una differente disposizione dell’aria nei vari segmenti intestinali e la mobilizzazione nelle sedi declivi del contenuto fluido e/o dei residui fecali.

La somministrazione di mezzo di contrasto endovenoso (vedi collegamento nel sito) viene impiegata qualora sia richiesta una valutazione preoperatoria di tumori stenosanti del colon retto, in pazienti con precedente storia di patologia oncologica ed in qualche caso per migliorare la confidenza diagnostica nel caso di preparazione inadeguata e nella definizione dell’estensione di processi infiammatori nei casi di diverticolite. L’impiego di farmaci spasmolitici per via endovenosa (Buscopan) prima dell’acquisizione è utilizzato in assenza di controindicazioni per rilassare la muscolatura intestinale e la distensione del colon ed aumentare la tolleranza all’esame.

Dopo l'esame

Viene estratto il catetere posizionato nel retto ed il paziente potrà riprendere le sue normali attività. Se è stato utilizzato il mezzo di contrasto seguirà un breve periodo di osservazione.

Le immagini ottenute verranno inviate ad una “stazione di lavoro” (computer) dove un programma specifico di endoscopia virtuale permetterà l’analisi da parte del medico radiologo del lume intestinale in varie proiezioni e con le immagini 2D verranno esaminati i parenchimi, le cavità addominali e i vasi del distretto ad domino-pelvico.


Che cos'è?

Il Dentascan (o Dentalscan o TC dentale) è un software di ricostruzione dedicato allo studio delle arcate dentarie applicato ad un’acquisizione dei mascellari con TC.

Principali indicazioni

E’ diventato un imprescindibile supporto nella pianificazione terapeutica e nella valutazione e follow up delle procedure di riabilitazione implantare sia tradizionale che avanzata. Nella implantologia tradizionale la Tomografia Computerizzata, con il programma di ricostruzione dedicato allo studio delle arcate dentarie (Dentascan) Rialzo del pavimento del seno mascellare sinistro

È l’ausilio di programmi di ricostruzione multiplanare e 3D, è lo strumento più efficace per definire con precisione la quantità e la qualità dell’osso su cui effettuare gli impianti. Anche nella implantologia avanzata la Tomografia Computerizzata è sicuramente la tecnica di primo approccio per la sua peculiarità nello studio delle strutture ossee e per la possibilità di valutare in maniera ottimale, anche grazie al post-processing (ricostruzioni in Volume Rendering e Navigazione Virtuale), procedure di preparazione all’impianto quali il rialzo del pavimento del seno mascellare e l’osteodistrazione. Il Dentascan è inoltre da considerare, tra gli esami diagnostici dei mascellari, quello che consente la migliore definizione anatomica e la maggiore accuratezza nello studio dei processi espansivi ed infiammatori, in particolare a livello del canale mandibolare. Nella patologia infiammatoria periradicolare è la modalità diagnostica più efficace per appurare la genesi odontogena di una sinusopatia mascellare e la presenza di fistole oro-antrali. Altra indicazione significativa è lo studio delle anomalie dentarie (denti soprannumerari, inclusi, disodontiasi) per ottenere una più precisa definizione anatomica e topografica rispetto all’esame radiografico.

Tecnica d’esame e ricostruzioni

L’acquisizione viene eseguita a paziente supino con l’utilizzo di un distanziatore interdentario ed in condizioni di massima immobilità. Le ossa mascellari devono essere studiate separatamente, giacché presentano un’angolazione diversa rispetto al piano assiale. La durata dell’acquisizione per ogni singola arcata, eseguita con tecnica volumetrica a 64 strati a 0.625 mm di spessore è nell’ordine dei 3 – 5 secondi. Per indagini Dentascan su popolazione pediatrica sono applicati specifici protocolli a basso dosaggio.

È essenziale soprattutto ai fini implantologici, la scelta del piano di scansione, eseguita su uno scanogramma in proiezione laterale: esso infatti determinerà in modo sostanziale e non modificabile con i normali programmi Dentascan, i piani delle ricostruzioni coronali e parasagittali, perpendicolari alle scansioni assiali.

I dati acquisiti sono poi elaborati, su indicazioni date dall’operatore, che può determinare la sede, il numero e la distanza tra le ricostruzioni, direttamente dal programma dell’apparecchiatura oppure possono essere trasferiti ad una stazione di lavoro per elaborazioni successive; questa ultima evenienza ha permesso di arricchire le possibilità dimostrative dell’esame rendendo possibile, ad esempio, la visualizzazione a colori del decorso del canale mandibolare e la simulazione del posizionamento di impianti.

L’immagine assiale prescelta è posta, in genere, a livello delle radici dentarie e deve mostrare, nella loro interezza, i contorni della mascella o della mandibola; si può procedere alla ricostruzione di parte o di tutto il mascellare.

La serie completa di immagini comprende di solito 20-40 ricostruzioni secondo il piano assiale (Transaxial), 40-100 ricostruzioni sagittali oblique (Cross - sectional) perpendicolari all’asse lungo dei mascellari e 5-9 immagini coronali similpanoramiche (Panorex) su un piano curvilineo tracciato secondo l’asse lungo dei mascellari.

Si possono eseguire inoltre:

    Ricostruzioni multiplanari 2D (MPR) secondo piani prescelti dall’operatore Ricostruzioni tridimensionali 3D (SSD,VR) secondo angolazioni diverse (anteriore, posteriore, laterale, trasversale, obliqua) anche in sezioni ossee e con visualizzazione in trasparenza Navigazione virtuale endosinusale (Navigator) Analisi tomodensitometrica dell’osso in unità Hounsfield (ROI)

L’esame può essere condotto previo posizionamento di mascherine in resina con reperi radiopachi forniti dall’odontoiatra per facilitare il riferimento dei siti implantari nelle diverse immagini sia riguardo alla posizione che all’orientamento degli impianti stessi. Per quanto concerne l’arcata dentaria superiore le ricostruzioni Dentascan coronali, con una prospettiva simile alla radiografia panoramica, forniscono numerose informazioni riguardo agli elementi dentari, i processi alveolari, i seni mascellari e le fosse nasali. Disodontiasi VIII

Le ricostruzioni sagittali oblique evidenziano in modo ottimale la morfologia dei processi alveolari, con particolare riguardo alla struttura, allo spessore e all’altezza della corticale e della spongiosa; possono inoltre evidenziare il decorso del canale naso-palatino.

Nell’arcata dentaria inferiore le ricostruzioni Dentascan visualizzano efficacemente la branca orizzontale, la regione mentoniera, i processi alveolari, il canale mandibolare e il canale mentoniero, che ne rappresenta il prolungamento mesiale. Anomalie anatomiche quali il canale mandibolare doppio o triplo ed i rapporti tra il canale mandibolare ed inclusi dentari (disodontiasi del dente del giudizio) sono riconoscibili con estrema precisione grazie alla simultanea visualizzazione secondo piani di ricostruzione coronali e sagittali obliqui.


Che cos'è?

La cardio-TC è una metodica diagnostica che permette lo studio non invasivo delle coronarie e del cuore attraverso l’acquisizione volumetrica TC a strato sottile della porzione inferiore del torace durante un’unica apnea inspiratoria. La sincronizzazione con il tracciato ECG permette inoltre di ricostruire i dati ottenuti nella stessa fase del ciclo cardiaco in maniera da evitare gli artefatti indotti dal movimento cardiaco.

Principali indicazioni

1) CORONARIE NATIVE come studio di screening nel Paziente a basso o medio rischio di ateromasia coronarica significativa. In presenza di fattori di rischio per patologia coronarica (ipercolesterolemia, ipertensione…) e dopo l’esecuzione di test da sforzo negativi o dubbi, la Cardio-TC potrebbe sostituire la coronarografia tradizionale grazie all’elevato valore predittivo negativo (capacità di escludere la presenza di patologica coronarica significativa).

2) STENT CORONARICI soprattutto se posizionati a livello dei rami principali, perché di maggiore calibro e meno suscettibili ad artefatti da indurimento del fascio che rendono più difficoltosa la valutazione del lume intra-stent.

3) BY-PASS AORTO-CORONARICI sono ormai da anni riconosciuti come indicazione preferenziale per la Cardio-TC rispetto alla coronarografia tradizionale grazie alla migliore panoramicità e all’accuratezza diagnostica sostanzialmente sovrapponibile.

4) DOLORE TORACICO ACUTO è una condizione clinica determinata da molteplici patologie (fra cui l’ischemia miocardica), molte delle quali facilmente identificabili con la TC. Per questo motivo la Cardio-TC è attualmente al centro di un vivace dibattito sulla possibilità di utilizzarla in regime d’urgenza grazie alla sua velocità di esecuzione.

5) ALTRE la Cardio-TC è in grado di offrire una valutazione morfologica anche delle strutture cardiache con notevole dettaglio anatomico, mentre la valutazione cinetica e perfusionale delle pareti ventricolari risultano ancora essere limitate rispetto alle altre tecniche non invasive attualmente in uso.

Differenze con la Cardio-RM

La TC prevede l’utilizzo di radiazioni ionizzanti e l’iniezione endovenosa di mezzo di contrasto.

L’imaging non invasivo del cuore per le indicazioni specificate deve essere effettuato con la Cardio-TC, mentre la RM risulta notevolmente superiore per la valutazione della cinetica e contrattilità parietale, della funzione valvolare e della caratterizzazione del tessuto miocardico.

Differenze con la Coronarografia tradizionale

Durante la Cardio-TC il mezzo di contrasto viene iniettato a livello di una vena periferica del braccio a differenza della Coronarografia tradizionale che necessita di un accesso arterioso e del posizionamento di un catetere in aorta sino alla origine delle coronarie. Proprio per la differente invasività dell’esame, la Cardio-TC può essere eseguita in regime ambulatoriale, senza necessità di un ricovero in regime ospedaliero, e non presenta rischi superiori ad un normale esame TC con mezzo di contrasto.

La Coronarografia tradizionale presenta un’accuratezza diagnostica superiore nella valutazione del calibro residuo del lume coronarico, soprattutto in presenza di diffusa ateromasia parietale calcifica, mentre la Cardio-TC è in grado di fornire informazioni accurate anche sulla parete dei vasi coronarici. La caratterizzazione della placca ateromasica riveste attualmente notevole interesse nella patogenesi delle sindromi coronariche acute.

Prima dell'esame

E’ necessaria l’esecuzione di analisi ematiche bio-chimiche (creatininemia, azotemia, glicemia e protidogramma elettroforetico) recenti (non oltre 3 mesi) per la valutazione della funzionalità renale e l’esclusione di condizioni che controindicano alla somministrazione endovenosa di mezzo di contrasto organo iodato.

Il Paziente deve essere a digiuno da almeno 4 ore prima dell’esame.

Per ottenere una ottimale sincronizzazione con il tracciato ECG, la frequenza cardiaca deve essere compresa fra 60-65 bpm. A tale fine si consiglia una visita preliminare dal Medico curante per la valutazione del ritmo cardiaco e la prescrizione di eventuale terapia farmacologica bradicardizzante. In presenza di una frequenza cardiaca eccessivamente elevata o di anomalie del ritmo (extrasistolia) l’esame potrebbe risultare di qualità diagnostica non accettabile e non sarà eseguito. Ricostruzione Volume Rendering 3D del cuore.

L’esame

Il Paziente viene fatto accomodare sul lettino in decubito supino e vengono posizionati gli elettrodi per la sincronizzazione del tracciato ECG, dopodiché viene collegato l’iniettore automatico all’ago-cannula, precedentemente inserita a livello di una vena antecubitale del braccio.

Durante l’esame al Paziente viene richiesta l’immobilità per quanto possibile e la sospensione del respiro (circa 15 secondi) durante ognuna delle acquisizioni che compongono l’esame.

La durata complessiva dell’esame è di circa 15 minuti.

Dopo l'esame

Il Paziente viene sottoposto ad un breve periodo di osservazione, dopo il quale potrà riprendere le sue normali attività, in assenza di particolari precauzioni.

Le immagini ottenute vengono sottoposte ad elaborazione per il calcolo delle calcificazioni coronariche (Calcium Score), l’analisi angiografica e parietale dei principali rami coronarici e la valutazione delle camere cardiache.


Che cos'è?

E’ l’incontinenza della vena spermatica che presenta reflusso verso la vena renale e il cui circolo appare dilatato e varicosiforme a livello inguinale (plesso pampiniforme). Puo’ provocare dolore e alterazioni della spermiogenesi.

Come si tratta ?

Attualmente esistono due opzioni di trattamento per i soggetti affetti da varicocele: la scleroembolizzazione percutanea e l'intervento chirurgico. Entrambe determinano l'interruzione del reflusso.

Trattamento percutaneo

Le figure in gioco: di solito i pazienti afferiscono all’andrologo nell’ambito di controlli per l’ infertilità di coppia.

Il problema è talvolta gestito anche dall’urologo in questi casi più spesso per il dolore. Il radiologo interventista è l’esecutore della procedura di scleroembolizzazione di solito eseguita in sala angiografica. Raramente in sala è presente l’anestesista indispensabile in caso di precedenti reazioni allergiche al mezzo di contrasto.

Cosa serve al paziente prima del trattamento

La diagnosi di varicocele supportata dall’ eco-colorDoppler recente (almeno di 2 mesi) dei vasi spermatici con la classificazione del grado di incontinenza (trattamento indicato dal 2° grado in poi).

Richiesta del clinico in cui si conferma il varicocele, si specifica il grado e il motivo per cui il trattamento deve essere eseguito (dolore o alterazioni della spermiogenesi).

Esami del sangue: azotemia, glicemia e creatinemia, digiuno il giorno dell'esame.

Come si esegue

Dopo una puntura superficiale per l’anestesia locale a livello del gomito (vena brachiale) o in sede inguinale viene incannulata la vena. Si introduce quindi la guida e l’introduttore e successivamente un piccolo catetere che dalla vena del braccio passa atraverso le camere cardiache di destra nella vena cava inferiore e viene introdotto in vena renale . Dalla vena renale iniettando una modica quantità di mezzo di contrasto si visualizza la vena spermatica incontinente, di solito la sx.

La flebografia successiva documenterà il grado di incontinenza e le connessioni anatomiche della vena spermatica e a questo punto si conferma e classifica il varicocele.

La fase successiva prevede il cateterismo selettivo con guida e catetere della vena spermatica di solito molto agevole in assenza di varianti anatomiche.

A questo punto dopo aver iniettato una piccola quantità di liquido sclerotizzante con paziente in ponzatura addominale (spinta dei muscoli) viene documentata dopo pochi minuti la occlusione della vena. La stessa tecnica può essere impiegata con successo anche nel trattamento del varicocele pelvico femminile.

Controindicazioni

Non esistono particolari controindicazioni al trattamento. Una controindicazione relativa può essere la presenza di allergie documentate ad una precedente esposizione al mezzo di contrasto nel paziente che sono da valutare per la prevenzione e l’ eventuale trattamento con il medico anestesista. I pazienti con diabete, insufficienza renale, mieloma o allergie devono consultare il radiologo prima dell'impiego del mezzo di contrasto. I pazienti già operati chirurgicamente affetti da recidiva devono portare in visione la cartella relativa all’intervento e in base all’altezza della legatura chirurgica (inguinale o soprainguinale) si procederà o meno alla terapia percutanea.

La dose

La dose di radiazione somministrata è molto bassa (inferiore a una comune radiografia della colonna vertebrale) in quanto si utilizzano apparecchiature radiologiche Digitali.

Le complicanze

Le complicanze, poco frequenti, possono essere di tipo generale o locale, quali reazioni allergiche al mezzo di contrasto, calo della pressione, sensazione di dolore o fastidio nella regione inguinale, gonfiore dello scroto, arrossamento e/o dolore testicolare, piccoli ematomi. La sensazione di dolore o fastidio nella regione inguinale è possibile subito dopo il trattamento ed è dovuta all'azione irritante del farmaco sclerosante e può perdurare per alcuni giorni. Nel trattamento del varicocele pelvico femminile può persistere per i primi giorni un dolore pelvico spesso riferito come “colica”.

Il post terapia

Il paziente viene dimesso la stessa sera della procedura e dovrà essere accompagnato a casa. Si richiede riposo assoluto per 2 giorni ed astensione da sforzi sportivi, sessuali e comunque stress di qualsiasi tipo per almeno una settimana. Terapia antibiotica e antifiammatoria vengono prescritte e consegnate al paziente per circa 3-5 giorni. In caso di dolore viene consigliato un antinfiammatorio non steroideo intramuscolo.

Considerazioni

La letteratura mondiale è concorde nell’individuare nella terapia percutanea con scleroembolizzazione quella che offre i migliori risultati (nel 60-80% risolutiva).

Bassissima è la percentuale di complicanze che di solito non richiedono ulteriori e particolari trattamenti.L’approccio percutaneo da una vena del braccio, l’assenza di ricovero e di complicanze gravi e infine i buoni risultati rendono questa procedura efficace, affidabile e ben tollerata dal paziente.

QUESITI FREQUENTI

Quanto devo aspettare per tornare alle normali attività quotidiane?

Dopo la scleroembolizzazione i pazienti generalmente vengono dimessi in giornata e possono ricominciare una leggera attività 3 giorni dopo; mentre si consiglia di astenersi da sforzi importanti e attività sessuale per una settimana, questo per non alterare i normali processi cellulari e tessutali che vengono attivati dalla occlusione della vena.

I risultati sono simili al trattamento chirurgico?

Si. Studi scientifici hanno dimostrato un netto miglioramento della funzionalità e del numero degli spermatozoi così come del dolore senza differenze statisticamente significative tra scleroembolizzazione e chirurgia. Le principali differenze sono che il periodo di ricovero e le percentuali di recidiva sono inferiori con la scleroembolizzazione percutanea.

La scleroembolizzazione radiologica è meno invasiva della chirurgia?

Si. Con la scleroembolizzazione non è necessaria l'incisione chirurgica ed il tempo di ricovero è inferiore.

E' possibile la recidiva?

Si, è possibile. Circa dal 5 al 24% dei pazienti possono sviluppare una recidiva del varicocele.

Chi è il Radiologo Interventista?

Il Radiologo Interventista è un medico specialista che utilizza i raggi X, gli ultrasuoni, la Tac e la Risonanza Magnetica per eseguire procedure percutanee a bassa invasività atte a diagnosticare (biopsia) o curare (angioplastica, scleroembolizzazione, etc) una malattia.


RADIOLOGIA INTERVENTISTICA

  • Biopsia
  • Drenaggi TC guidati
  • Varicocele
  • Filtri Cavalli

ECOGRAFIA

  • Ecografia internista
  • Ecografia muscoloscheletrica

RM PAVIMENTO PELVICO CISTO (COLPO) DEFECO-RM

L’introduzione di sequenze veloci in Risonanza Magnetica ha permesso che la Defeco-RM sostituisse la radiologia tradizionale nello studio morfologico e soprattutto funzionale dinamico degli organi pelvici senza esposizione a radiazioni.

PRINCIPALI INDICAZIONI:
  • Lassità pelvica
  • PROLASSO PELVICO (cistocele, uretrocele, prolasso dell’utero e della volta vaginale, rettocele, intussuscezione rettale)
  • SINDROME DA DEFECAZIONE OSTRUITA E DISSINERGIA ADDOMINO-PELVICA
  • CONTROLLI POSTOPERATORI DOPO CHIRURGIA ANO-RETTALE
  • INCONTINENZA FECALE, URINARIA O MISTA

RM PELVI OVAIO - CONDIZIONI FISIOLOGICHE E BENIGNE - CAMBIAMENTI FISIOLOGICI

OVAIE NORMALI

L'aspetto delle ovaie nelle donne in eta’ riproduttiva cambia durante il ciclo mestruale ( ciclo ovarico ) . Il ciclo ovarico comprende lo sviluppo di un follicolo ovaricoo , la rottura del follicolo ,il rilascio dell'ovulo ,la formazione e la regressione del corpo luteo e quella del del corpus albicans . Le ovaie sono di solito localizzate in fossa ovarica anteriormente all'arteria iliaca interna sebbene la loro posizione puo’ variare in base alla parità. Nella stragrande maggioranza delle donne in pre-menopausa , le ovaie possono essere facilmente individuate in RISONANZA MAGNETICA . L' anatomia zonale delle ovaie puo’ essere essere identificabile nelle immagini T2 -pesate , mostrando la corteccia intensità inferiore alla midollare localizzata in posizione centrale. La corteccia contiene spesso piccole cisti ,che sono considerate fisiologiche , non neoplastiche , tra cui i follicoli in varie fasi , il corpo luteo , e le cisti di superficie da inclusione La dimensione e il numero di queste cisti possono variare durante il ciclo mestruale . Nel periodo preovulatorio ,i follicoli dominanti preovulatori possono ingrandirsi di 17-25 mm Dopo l'ovulazione , il follicolo dominante diventa corpo luteo e può presentarsi come una cisti con una spessa parete . Se il concepimento non si verifica , il corpo luteo evolve gradualmente in corpus albicans, che non e’ identificabile in RISONANZA MAGNETICA . In donne in menopausa , le ovaie possono essere visti come ovale Strutture ovali di omogenea bassa intensità in T2.

CISTI SUPERFICIALI DA INCLUSIONE

Sono piccole strutture cistiche di frequente riscontro nelle ovaie in postmenopausa e non possono piu’ trasformarsi in follicoli cistici e corpi luteo [ 4 ] .

CISTI FOLLICOLARI

Cisti follicolari si sviluppano quando i follicoli non riescono a regredire o ad ovulare . Queste cisti possono variare da 3 a 8 centimetri ma raramente superano i 5 centimetri . Esse possono contenere fluido o una piccola quantità di sangue. La parete cistica è spesso dimostrata come un cerchio sottile nella RM dopo contrasto Poiché cisti follicolari con dimensioni di più di 5 cm possono essere indistinguibili da cisti neoplastiche , quali i cistoadenomi sierosi , dovrebbero essere monitorati con followup ECOGRAFICO . A differenza delle cisti neoplastiche , la cisti follicolare puo’ regredire spontaneamente nel corso del tempo , di solito entro due cicli mestruali . Nella pratica clinica , cisti ovariche maggiori di 10 cm devono essere considerate neoplastiche.

CISTI DEL CORPO LUTEO

Le cisti del corpo luteo si sviluppano quando il corpo luteo non riesce a regredire dopo l'ovulazione , e la diagnosi di cisti corpo luteo si basa sul dato della fase mestruale . Di solito , queste cisti sono visibili alla fine del la fase luteale o durante la gravidanza . Una cisti nei primi anni della fase luteale può rappresentare un corpo luteo cistico e non dovrebbe essere chiamata cisti del corpo luteo . Le cisti del corpo luteo sono di solito uniche , con diametri compresi tra i 2,5 e i 6 cm . Alla RISONANZA MAGNETICA , le cisti del corpo luteo tendono ad avere pareti più spesse rispetto a quelle delle cisti follicolari . Le caratteristiche di segnale in RISONANZA MAGNETICA possono essere variabili . Sebbene l'intensità del segnale è di solito inferiore al grasso in T1 si possono occasionalmente osservare aree ad alta intensità a causa di emorragie che possono simulare le cisti endometriosiche . L'ecografia può differenziare queste condizioni mostrando durante controlli seriati la regressione nei casi di cisti corpo luteo . Le cisti del corpo luteo possono complicarsi , determinando un piccolo stravaso di liquido nella tasca del Douglas. Raramente si puo’ osservare massivo sanguinamento ovarico causa di dolore addominale acuto . In questa condizione , la RISONANZA MAGNETICA può determinare correttamente la presenza di un corpo luteo cistico emorragico acuta , in quanto il corpo cistico mostrera’ intensità di segnale alta- intermedia sulle immagini pesate in T1 e bassa intensità nelle immagini T2 -pesate [ 2 ] . L’emoperitoneo ( ascite emorragica ) può essere riconosciuto come fluido di elevata intensità rispetto all’ urina . Il trattamento del sanguinamento ovarico è di solito conservativo in presenza di quadro clinico stabile . Dal momento che questa condizione può clinicamente assomigliare ad una rottura di gravidanza extrauterina , un test di gravidanza è fondamentale per differenziazione.

CONDIZIONI BENIGNE NON NEOPLASTICHE

LESIONI CISTICHE

SINDROME DELL'OVAIO POLICISTICO

La sindrome dell'ovaio policistico ( SOPC ) colpisce circa il 20 % di donne in pre-menopausa ed è una delle endocrinopatie più comuni delle donne . La SOPC è di solito diagnosticata clinicamente per la presenza di elementi che includono iperandrogenismo e anovulazione cronica senza una specifica patologia della ghiandola surrenale o dell'ipofisi . Nonostante nell’ imaging moderno ancora non sono stati concordati i criteri per la diagnosi di PCOS alcuni aspetti tipici includono in RISONANAZA MAGNETICA ovaie leggermente ingrandite , con uno stroma centrale e più piccoli follicoli situati perifericamente. L’ aumento di volume dello stroma ovarico centrale , che solitamente mostra bassa intensità nelle immagini T2 -pesate ,non è specifico ma rappresenta un segno importante di questa condizione,in particolare per differenziare la SOPC da altre lesioni ovariche multicistiche. In contrasto con le ovaie normali , i follicoli nella SOPC sono tipicamente inferiori a 1 cm e sono uniformi per morfologia e dimensioni . La RISONANZA MAGNETICA puo’ inoltre svolgere un compito importante escludendo altre condizioni patologiche di iperstimolazione ormonale responsabili di patologie ovariche permettendo di valutare la presenza di componenti solide all'interno della lesione [ 9 ] .

IPERSTIMOLAZIONE OVARICA E SINDROME DA IPERREAZIONE LUTEINALE

L’ aumento dei livelli sierici della gonadotropina corionica umana ( hCG ) puo’ causare un marcato aumento volumetrico delle ovaie bilateralmente , cisti della teca luteinica condizioni spesso in grado di determinare senso di tensione addominale. Quando l'aumento della hCG è associato con l'induzione dell'ovulazione , la condizione è chiamata sindrome da IPERSTIMOLAZIONE OVARICA . In alternativa , se associata a cause intrinseche , come un gravidanza normale o la malattia trofoblastica gestazionale , la condizione è chiamata IPERREAZIONE LUTEINALE . tipico In RISONANZA MAGNETICA le ovaie sono bilateralmente ingrandite con cisti multiple che possono somigliare a neoplasie ovariche cistiche settate , a neoplasie cistiche mucinose e a tumori delle cellule della granulosa . Tuttavia,il riconoscimento della dimensione uniforme di ciascuna loculazione può aiutare a differenziare la iperstimolazione ovarica dai tumori ovarici cistici e multiloculari. CISTI ENDOMETRIALE Le cisti endometriali sono le più comuni localizzazioni di endometriosi pelvica e di solito sono multiple e bilaterali. Poiché le cisti endometriosiche sono composte da emoderivati in diversa fase(eta’) metabolica , presentano tipicamente alta intensità di segnale , superiore o uguale al grasso in T1 e relativamente bassa intensità in T2. .La RISONANAZA MAGNETICA presenta secondo alcuni contributi della letteratura una sensibilità del 68-90 % ,specificità del 83-98 % per la diagnosi di cisti endometriale. La cisti dermoide può essere una patologia difficile da differenziare in quanto l’ alto contenuto adiposo presenta anche in questa cisti alta intensità sulle immagini T1 . La tecnica di saturazione del grasso è molto utile per la differenziazione di questi due tipi di lesioni . La cisti endometriale può occasionalmente rompersi e causare dolore pelvico acuto . Quando questa condizione è associata a forti dolori addominali e segni di instabilita’ clinica , si deve procedere con il lavaggio peritoneale e la cistectomia. La rottura delle cisti endometriali puo’ essere rilevata con la risonanza magnetica per la presenza di liquido libero iperintenso nelle immagini T1 e T2. Una parete ridondate e fortemente irregolare può rappresentare un segno indiretto di rottura. Neoplasie secondarie, come l'adenocarcinoma endometrioide e l'adenocarcinoma a cellule chiare , possono svilupparsi in cisti endometriosiche , con un'incidenza di 0,6-1,0 % . La RISONANZA MAGNETICA è utile per diagnosticare questa condizione dimostrando componenti solide presenti sulla parete cistica . Individuare questi noduli e ‘possibile di solito nelle immagini post-contrasto e il reperto puo’ rappresentare la chiave per la diagnosi di questa condizione. Modificazioni deciduali nel tessuto endometriale della cisti endometriale durante la gravidanza possono anche manifestarsi come noduli murali e simulare neoplasie secondarie . Tuttavia, questi noduli murali caratteristicamente mostrano la stessa intensità di quella dell'endometrio normale ( placenta ) su tutte le sequenze. La conoscenza di questo fenomeno contribuisce a evitare interventi non necessari non confondendo questi noduli conneoplasie secondarie .

CISTI DA INCLUSIONE PERITONEALE

La cisti da inclusione peritoneale sono causate da accumulo di liquidi relative a ovaie attive o a aderenze peritoneali che si sono sviluppate in seguito a chirurgia pelvica o malattia infiammatoria . In RISONANAZA MAGNETICA ,queste lesioni si presentano tipicamente come una massa cistica uniloculare o multiloculare . Uno dei caratteristici reperti di Risonanza Magnetica che possono permettere la diagnosi specifica di questa condizione è la configurazione della parete della cisti ,che è delineata dalla parete pelvica , dagli organi pelvici , e dalle anse intestinali . La presenza di ovaie normali all'interno della lesione è un altro reperto suggestivo . Anche se la lesione può occasionalmente essere scambiata per un neoplasia ovarica cistica , il riconoscimento nella storia di un paziente di un precedente intervento chirurgico e le peculiari caratteristiche di RISONANZA MAGNETICA possono aiutare a evitare una diagnosi errata . Questa condizione è di solito trattata conservativamente a meno che la lesione non provochi dolore o distensione addominale .

LESIONI SOLIDE SOLIDA E CISTICA

Torsione degli annessi La torsione degli annessi è una delle emergenze ginecologiche causa di dolore pelvico acuto . La torsione di un ovaio normale di solito si osserva nelle adolescenti , ma può verificarsi anche in giovani donne . Questa condizione si verifica piu’ comunemente nelle ovaie per una neoplasia ovarica o per una cisti complicata . Se il tessuto ovarico non e’ soggetto ad infarto , ovaio deve essere recuperato utilizzando la manovra dello srotolamento degli annessi per preservare la fertilità . Al contrario , se l'ovaio interessato diventa necrotico , è necessaria salpingiectomia . La RISONANAZA MAGNETICA può consentire una diagnosi accurata di questa condizione dimostrando un peduncolo vascolare arrotolato tra ovaio e utero di dimensioni ingrandite . Nelle fasi iniziali , un’ ovaio in torsione può essere rigonfio e contenere follicoli multipli separati da stroma edematoso. L’ alterazione di segnale relativa allo stroma ingrandito a causa dell’ edema può essere un reperto molto utile nelle torsioni trattabili e non ancora andate incontro ad infarto Quando si verifica necrosi emorragica , la lesione può presentare alta intensità nelle immagini in T1.La assenza di enhancement nell'ovaio soggetto a torsione dopo contrasto può indicare completa interruzione del flusso di sangue , e questo suggerisce un infarto emorragico della lesione .

EDEMA OVARICO MASSIVO

E’ una rara condizione causata da torsione parziale o intermittente dell’ ovaio con ostruzione del drenaggio venoso . La condizione e’ causa di slargamento e aumento dimensionale delle ovaie e causa edema e proliferazione delle cellule della teca nella midollare. I pazienti con edema ovario massivo di solito hanno una o entrambe le ovaie coinvolte e clinicamente presentano forte dolore addominale o pelvico . A differenza della torsione ovarica ,l’ edema ovarico massivo non è accompagnato da infarto o necrosi , e il tessuto ovarico rimane vitale . L’ ingrossamento delle ovaie ,quando visualizzate con la RISONANZA MAGNETICA. puo’simulare neoplasie ovariche solide. Tuttavia,i follicoli incorporati possono aiutare a differenziare un ovaio edematoso da un ovaio neoplastica. Una diagnosi accurata di questa rara patologia permetterebbe la conservazione della funzione ovarica ,considerando che la procedura chirurgica appropriata sarebbe una resezione a cuneo dell'ovaio interessato.

LUTEOMA GRAVIDICO

Il luteoma gravidico e’ una condizione non neoplastica e caratterizzata da slargamento e aumento di volume ovarico bilaterale durante la gravidanza , che può simulare neoplasie ovariche. Essa può essere causata da sostituzione del normale parenchima ovarico dalla proliferazione solida di cellule stromali luteiniche sotto l' influenza di hCG . A differenza dei pazienti con ipereazione luteinica , tuttavia, i pazienti con la gravidanza luteoma gravidico non hanno livelli di hCG eccessivi , e all'interno dell'ovaio , vengono stimolate le cellule stromali , piuttosto che i follicoli. In RISONANAZA MAGNETICA , il luteoma gravidico puo’ presentarsi con aspetto di masse solide multinodulari in entrambe le ovaie.

INFIAMMAZIONI

MALATTIA INFIAMMATORIA PELVICA (PID )

E’ solitamente causata da infezione ascendente attraverso la cavità uterina ed è trattata con antibiotici . La PID acuta è comunemente associata a dolore pelvico acuto e febbre . Le lesioni degli annessi di destra spesso mimano l'appendicite . Un ascesso tuboovarico può svilupparsi alla fine Della fase acuta della PID . Se la terapia medica fallisce nel trattamento dell’ ascesso tubo ovarico si deve procedere con drenaggio chirurgico dell'ascesso . Il ritardo nella diagnosi di un ascesso tubo ovarico si traduce spesso in infertilità . Nonostante la diagnosi di PID è di solito basata sulla clinica o sull’ ecografia transvaginale la RISONANZA MAGNETICA e’ in grado di fornire una valutazione più accurata dell’ ascesso tuboovarico ,dimostrando un ascesso con parete irregolare e stiramento del tessuto circostante su base infiammatoria. dove si osservano setti spessi e lineari Dopo contrasto si osserva tipico ed intenso enhancement della parete e stiramento infiammatorio del tessuto adiposo circostante . Nei casi di lesioni infiammatorie croniche , i pazienti sono a volte meno sintomatici e la PID può presentarsi con una massa solida annessiale.In questi casi dopo l’ ecografia si puo’ procedere ad una RISONANZA MAGNETICA per meglio caratterizzare il quadro. Nei pazienti che hanno utilizzato per lungo tempo dispositivi intrauterini ,gli actinomiceti sono spesso l’ organismo agente causale In RISONANAZA MAGNETICA ,quando la lesione e’mal definita per la diffusione transfasciale dell’ infiammazione cronica il quadro può simulare un ampio tumore maligno che coinvolge il annessi . La fibrosi identificabile per la presenza di tessuto a bassa intensità nelle immagini in T2 può rappresentare un elemento preciso per la diagnosi di questa condizione.

NEOPLASIE BENIGNE

TUMORI CISTICI

TERATOMI CISTICI MATURI (CISTI DERMOIDE)

i tumori benigni a cellule germinali sono principalmente rappresentati da teratomi cistici maturi o cisti dermoidi e costituiscono circa il 95 % dei tutti i tumori a cellule germinali dell'ovaio [ 27 ] . La RISONANZA MAGNETICA permette una diagnosi specifica di questo tumore dimostrando intensità di segnale simile al grasso. Sebbene il segnale del grasso puo’ confondersi con quello ematico recente delle cisti emorragiche ed endometriosiche le sequenze con soppressione del grasso sono utili per differenziare queste due comuni patologie . La risonanza magnetica è utile anche per identificare le complicanze associate a cisti dermoidi , come la torsione , la rottura , e la trasformazione maligna .La rottura di cisti dermoidi provoca un addome acuto secondario ad agenti chimici e peritonite derivante dalla fuoriuscita del contenuto sebaceo nella cavità peritoneale . In RISONANZA MAGNETICA , il riconoscimento di materiale sebaceo ad intensita’ adiposa che galleggia nel fluido peritoneale consente una diagnosi accurata di rottura . La trasformazione maligna avviene nel 1-2% dei casi , di solito colpisce le donne in post-menopausa , e l’ evoluzione piu’ comune e’ verso il carcinoma a cellule squamose . La RISONANZA MAGNETICA permette il riconoscimento di trasformazione maligna per la presenza di componenti solide che presentano vasta estensione transmurale e diomostrando l'invasione diretta di organi vicini.

STRUMA OVARI

I Lo struma ovarii è una variante rara di teratoma maturo ed è istologicamente caratterizzato dalla presenza di tessuto tiroideo maturo. Questo tipo di lesione tipicamente si presenta in RISONANZA MAGNETICA come una cisti multiloculare con diverse intensità del segnale intralesionali . Il tessuto tiroideo colloide all’ interno dello spazio cistico appare caratterizzato da ipointensità nelle sequenze T1 e T2 . Questa lesione è frequentemente associata con una focale componente teratomatosa contenente tessuto grasso , fornendo un indizio per la diagnosi specifica di struma ovarii .

CISTOADENOMA

Il cistoadenoma ovarico e’una vera neoplasia cistica ovarica epiteliale . I cistoadenomi sierosi appaiono comunemente come uniloculari ,con cisti a pareti sottili pieni di fluido semplice . Al contrario , il cistoadenoma mucinoso tipicamente mostra un caratteristico aspetto multiloculare con diverse intensita’ di segnale all’ interno dei loculi e ha dimensioni maggiori di quello sieroso. La presenza di una parete spessa o di setti può suggerire lesioni borderline mentre la presenza di componenti solidi suggerisce una degenerazione carcinomatosa .

CISTOADENOFIBROMA

E' un tumore epiteliale raro , che è caratterizzato da tessuto patologicamente fibroso denso, in associazione con uno o più camere loculari . In RISONANZA MAGNETICA questi tumori in genere si manifestano come una massa cistica complessa associata a componenti solide distinte a bassa intensità nelle sequenze T2 .

TUMORI SOLIDI : FORME SOLIDE CITICHE

Il tumore di Brenner e’ un non comune tumore epiteliale di superficie , che rappresenta circa il 2 % delle neoplasie ovariche. Questi tumori sono associati spesso con altre neoplasie ovariche cistiche , in particolare in circa il 30% dei casi con il cistoadenoma mucinoso .La componente solida del tumore di Brenner tipicamente presenta un distinto segnale ipointenso nelle immagini T2 . Calcificazioni estese ed amorfe all'interno dei componenti solide sono una caratteristica peculiare dei tumori di Brenner . Nonostante le calcificazioni possono essere riconosciute anche negli adenocarcinomi sierosi , l’ identificazione di queste in ecografia , tomografia computerizzata (CT ) e RISONANZA MAGNETICA (ipointensita’ corpuscolare in T2) suggerisce fortemente la diagnosi di tumore di Brenner.

FIBROMI/TECOMI

Fibromi e tecomi sono tumori stromali benigni che si possono osservare in donne pre e postmenopausa . Questi tumori mostrano tipicamente ipointensità nelle sequenze T2 , che riflette l’abbondante quota di tessuto collagene . La dimensione di questi tumori è solitamente inferiore a 10 cm, in media di 6 cm. Tuttavia, alcuni fibromi possono essere così grandi che possono essere scambiati per tumori maligni .I fibromi ovarici possono essere raramente associati ad ascite e versamento pleurico ( Sindrome di Meigs ) .

FIBROMATOSI OVARICA

Condizione benigna rara , che puo’ causare anomalie mestruali in giovani donne . Si può manifestare con masse ovariche bilaterali e componenti fibrose predominanti , che mostrano bassa intensità nelle sequenze T2. La presenza di follicolo intrappolato tra il tessuto fibroso può essere un importante caratteristica di differenziazione di questa condizione dai fibromi ovarici.

TUMORI STROMALI SCLEROSANTI

I tumori stromali sclerosanti sono tumori stromali rari, benigni , della midollare ovarica che si verificano prevalentemente in giovani donne nel loro secondo e terzo decennio del vita . In RISONANZA MAGNETICA ,questi tumori sono costituiti da una componente cistica e da una solida eterogenea con segnale intermedio o alto in T2 Vasi dilatati possono essere osservati in tutto il tumore , suggerendo ipervascolarità del tessuto . Nella RISONANZA MAGNETICA DINAMICA con contrasto il componente solido mostra sorprendente enhancement precoce , che è superiore a quello del miometrio uterino e che può rappresentare un elemento diagnostico importante. CRITERI DI MALIGNITA’ IN DIAGNOSTICA PER IMMAGINI Le principali caratteristiche di malignità , in RISONANAìZA MAGNETICA sono : ispessimento della parete e irregolarità parete , ispessimento settale e irregolarità dei setti , componenti francamente solide con o senza necrosi. In termini di misurazione l’ ispessimento , di 3 mm o superiore viene adottato in ECOGRAFIA E RISONANZA MAGNETICA come misura limite nel stabilire un criterio riferibile a sospetta malignita’.La valutazione dell’ aumento del segnale dopo contrasto non è stato, chiaramente quantificato in letteratura. La scala di valutazione del contrasto tessutale comunemente utizzata richiede un giudizio qualitativo che va’ da molto cospicuo ad appena , percettibile . Questo tipo di valutazione puo’ essere molto utile nel distinguere ,tra tumori benigni e maligni. Una valutazione importante per differenziare le masse e ‘ quella di valutare la vascolarizzazione . E’ possibile in RISONANZA MAGNETICA con le sequenze dinamiche dopo contrasto stabilire una curva di enhancement piu’ o meno ripida che orienta verso una neoangiogenesi e quindi verso una forma maligna. Fondamentale infine localizzare patologia secondaria come la diffusione peritoneale e la linfoadenopatia .


GUIDA PRATICA E PUNTI CHIAVE Risonanza Magnetica

INTRODUZIONE

L’ ecografia e la TC sono state impiegate routinariamente per riconoscere e definire la patologia parenchimale epatica focale e diffusa . La risonanza magnetica e ‘diventata nell’ ultimo decennio , grazie allla riduzione dei tempi di delle sequenze ottenibile con le nuove tecniche di acquisizione (imaging parallelo) ,alle bobine multicanale e ai mezzi di contrasto epato specifici metodica di scelta per meglio caratterizzare le patologie epatiche in particolare quelle oncologiche. Fondamentali i requisiti tecnici dell’ apparecchiatura che deve avere intensita ‘ di campo elevata non inferiore ad un tesla ,gradienti potenti e software e bobine in grado di supportare sequenze in apnea e ad elevato rapporto segnale rumore ,imaging parallelo,sequenze dinamiche e diversi tipi di sequenze con saturazione selettiva del tessuto adiposo.di recente impiego le sequenze in diffusione. L’imaging con risonanza magnetica e’ multiparametrico,multiplanare e multifasico e permette di dicriminare nell’ ambito dei tessuti componenti liquide,solide, fibrotiche,emorragiche,adipose ,infiammatorie e tumorali.inoltre la risonanza magnetica e’ la tecnica di scelta nella monitorizzazione delle lesioni trattate con tecniche chirurgiche,miniinvasive,e con chemioterapici per la sua peculiare capacita’ di distingure tra tessuto neoplatico residuo,alterazioni cicatriziali e modificazioni cistiche e necrotiche. L’indagine richiede la collaborazione del paziente e tempi di escuzione lunghi soprattutto se si usano mezzi di contrasto epatospecifici extracellulari.questi ultimi pero’ nelle sequenze tardive acquisite ad un ora e a 90 minuti permettono di identificare una lesione maligna che risultera’ di diverso segnale(ipointensa) rispetto al parechima sano dove si’ e distribuito il contrasto.esistono delle situazioni di cui bisogna sempre tenere conto, in cui iltessuto presenta un comportamento vascolare anomalo, che lamaggior parte delle volte comunque riflette la sostituzione dei normali epatociti(vedi cicatrice nell’ iperplasia fibronodulare). Ci proponiamo per i pazienti che consulteranno il sito e per i medici di base che vorranno approfondire l’ argomento di descrivere alcuni dei punti chiave per riconoscere le lesioni epatiche focali e fornire elementi identificativi e chiarificanti in un argomento molto complesso e coinvolge larghe fasce di popolazione.

PUNTI CHIAVE

Lesioni maligne

Epatocarcinomi Frequente in paziente cirrotici (malessere,dolore addominale,perdita di peso e raramente ittero) aumento alfafetoproteina e fosfatasi alcalina –si associa a sindromi paraneoplatiche In pazienti non cirrotici spesso asintomatico diagnosi solo quando la massa comprime strutture contigue vasi e vie biliari Molto difficile che lesioni sotto al cm siano epato ca.se non prendono contrasto il dato’ e’ ancora piu’ consistente. Per escludere la possibilita’ che diventino maligni eco ogni 3-4 mesi. Se non cambiano per 1-2 anni sono benigne. Noduli tra 1 e 2 cm individuati all’eco vanno studiati con esami contrastografici .tac multistrato , eco o rm con mdc. Se la lesione appare come hcc(iper in arteriosa e ipo in portale) va’ trattata. Se comportamento controverso biopsia. Quando il nodulo e’ maggiore di 2 cm e presenta caratteristiche semeiologiche dell’epatocarcinoma alla tc, rm all’ eco allora diagnosi senza biopsia. Sopratutto se alfa feto >200ng ml biopsia non necessaria. Se caratteristiche eco tc rm (profilo vascolare)non univoche necessaria biopsia. Se biopsia negativa eco a 3-6 mesi finche’ il nodulo scompare,cresce o cambia caratteristiche. Se cresce ma rimane atipico ripetere biopsia. Patologia Lesione solitaria o multipla. Crescita intraepatica. Pattern caratteristico demarcazione netta e definita rispetto al parenchima con capsula fibrosa il 35-65% dei casi Multifocalita’ 15% ;con nodulo dominante e noduli satellite o con multiple sincrone o metacrone lesioni.talvolta peduncolati e crescono fuori dal fegato. Forma infiltrativa con scarsa demarcazione rispeto al fegato sano e invasione vascolare e biliare. Tipo diffuso:meno frequente sempre associato a fegato cirrotico associato a multipli piccoli noduli 0,5-1 cm.con o senza demarcazione rispetto al fegato sano. Pattern a mosaico.costituito da differenti tipi di tessuto solido(adiposo,fibroso,cellularita’ maligna) o Fluido(emorragia,mucinoso,necrotico,biliare);talvolta calcificazioni. Modificazioni adipose nel 20%. Modificazioni fibrotiche nel tipo sclerosante. Forma con cicatrice centrale :natura infiammatoria( edema o cellule necrotiche). Invasione portale o delle vene epatiche frequente.invasione dei vasi biliari.rara invasione di varici gastriche o esofagee. Diagnosi differenziali : Colangiocarcinoma Tumore periferico che ostruisce il dotto biliare,determina atrofia(volume loss) e retrazione capsulare .enhancement ad anello,o eterogeneo persistente nelle fasi tardive. Iperplasia nodulare rigenerativa noduli piu’ grandi 1-4 cm spesso omogeneamente ipervascolari. Iperplasia fibro nodulare :cicatrice iperintensa in t2,che prende contrasto nelle fasi tardive. Nelle immagini basali o tardive la lesione e’ isointensa con fegato sano. Piccolo emangioma enhancement periferico nodulare o anello discontinuo,in fase tardiva contrasto rimane nella lesione piu’ a lungo del fegato. Epato ca precoce (early hcc) Aspetto di nodulo nel nodulo (degenerazione maligna all’interno di noduli rigenerativi o displastici. Shunting arteriopotale perilesionale frequente in paz cirrotici(15-60%).

Lesioni maligne primitive

Epatocarcinoma fibrolamellare In pazienti giovani non cirrotici puo’ presentarsi con lesioni secondarie linfonodi e polmonari Massa larga>10cm singola ben demarcata,lobulata,non capsulata,20% peduncolato Calcificazioni grossolane nel 50% In sezione anatomica setti fibrosi,a disposizione radiale,cicatrice centrale,in 60-70% casi. Linfoadenopatia addominale >60%. Alfa feto normale Emangioendotelioma epitelioide Origina dagli elementi vascolari del tessuto mesenchimale epatico 75% pazienti donne intorno ai 50 anni 2 tipi differenti . Nodulare e diffuso Nodulare piu’ comune di solito multipli noduli 1-3 cm in entrambi i lobi. Sottocapsulari in 50-65%. Forma diffusa e’ la evoluzione finale i noduli aumentano per dimensioni e alla fine confluiscono in unica lesione periferica Retrazione capsulare dovuta a fibrosi e ischemia sono tipici della forma confluente . Spesso masse fibrose multiple con core ipovascolare. Ipertrofia delle regioni epatiche non coinvolte. 30%calcificazioni Emoraggia e necrosi comuni Diffusione vena epatica e branche portali. 45%meta osso,polmoni,milza,mesentere,linfonodi. Linfoma Raro e piu’ frequente negli adolescenti Puo’ essere associato con un infezione da virus di epstein barr ed e’ piu’ frequente in pazienti con epatite cronica e cirrosi Massa solida lobulata,solitaria oppure multipli noduli o massa diffusa Infiltrazione secondaria nello spazio periportale,dove e ‘ localizzato il tessuto linfoide. Puo’ essere associata a peliosi epatica.

Colangiocarcinoma Seconda neoplasia del fegato per frequenza. Nasce dall’ epitelio delle vie biliari. Fattori di rischio :colangite sclerosante,stasi biliare,colangiti ricorrenti,infezioni,epatolitiasi,anomali dotti biliari congenite Lesione periferica bianco grigia con core fibroso associato a reazione a retrazione capsulare.dilatazione di dotti biliari e atrofia segmenti epatici. Coinvolgimento linfonodi 60-70% Spread metastatico frequente polmoni,osso,surreni,milza,peritoneo. Colangio intraepatico 3 pattern Tipo massa ,largo 5-15 mm,con o senza noduli satellite,margini lobulati,crescita esofitica possibile. Forma a crescita intraduttale,crescita,a piccoli polipi,sessili,papillare,con focale o diffusa dilatazione via biliare. Possibile crescita superficiale lungo la mucosa del dotto biliare. Forma ad infiltrazione periduttale.lesione scarsamente definibile,ispessimento concentrico delle pareti duttali,lesioni elongate o speculari,sempre lungo i dotti------------dilatazione via bilare tratto prossimale.

Lesioni benigne

Iperplasia nodale focale Risposta iperplastica ad una anomalia vascolare localizzata Colpisce predominantemente donne tra il 3 e 4 decennio Generalmente asintomatico Noduli subcapsulari solitari ccon diametro intorno ai 5 cm Cicatrice centrale di tessuto fibroso spesso in quelli di maggiori dimensioni Setti fibrosi e arre di proliferazione epatica Non e’ stata osservata in letteratura evoluzionne maligna del nodulo

Adenoma Colpisce prevalentemente donne giovani in terapia con contraccettivi Altri fattori di rischio diabete familiare,anemia di fanconi,uso di anabolizzanti,malattie da deposito del glicogeno Asintomatico se piccolo ,se effetto massa 40% dei pazienti lamenta distensione o malessere addominale Frequentemente solitario Adenomatosi quando sono presenti piu’ di 10 lesioni Lesioni piu’ grandi tendono all’emorragia Nel 75% sono sottocapsulari,nel 10% intraparenchimali o peduncolate 4 forme classificate geneticamente 1 gene hnf1à associato a marcata steatosi(drop out del segnale nelle out of phase)lipidi sitrovano comunque in piu’ del 50% delle lesionadenomatose. 2 lesione borderline tra adenoma e hcc (indistinguibile all’rm) biopsia 3 adenoma con caratteristiche infiammatorie 30-40%(infiltrati infiammatori e teleangectasie).iper in t2- enhacement nelle fasi dinamiche. 4 adenoma senza caratteristiche specifiche All’esame istologico presentano grandi quantita’ di glicogeno e lipidi La natura ipervascolare,povera di tessuto connettivo predispone al sanguinamento. Dd: Talvolta solo la biopsia per dd con hcc Con la forma fibrolamellare ,in quest’ultima prevalgono setti e cicatrici fibrose.l’epatoca fibrolamellare e’ disomogeneo in tutte le fasi dinamiche della rm. Nel fnh emorragie e deg maligna sono rare..cicatrice classica del fnh. Piccole fnh sono indistinguibili. Aiutano nella diagnosi a favore del adenoma un lieve enhancement nella fase arteriosa e’ipointensita’ in quella epatobiliare. Con le meta:sono iper in t2 e presentano enhancement eterogeneo in fase arteriosa e iso ipo in fase tardiva ed epatobiliare. Iperplasia nodulare rigenerativa Trasformazione micronodulare del fegato associata spesso a disordini mieloproliferativi,linfoproliferativi,da considerare anche l’ associazione con disordini vascolari(poliarterite nodosa,budd chiari syndrome,assenza congenita della vena porta,scompenso cardiaco) o reumatologici(artrite,raynaud desease,sclerodattilia e teleangectasia.talvolta farmaci,steroidi antineoplastici. La prima causa sono i disturbi della circolazione con risposta iperplastica del parenchima. Noduli variano tra 0,1 e3 cm . Si possono osservare ostruzione v.porta e dilatazione della circolazione arteriosa secondaria. In caso di splenomegalia e flusso portale aumentato molti noduli possono essere osservati negli acini vicino a rami portali pervi. Quando occorre una trombosi di un grosso collettore portale il flusso residuoe e’ invertito o rediretto nel parenchima perilare risultando in un grosso nodulo rigenerativo vicino al tratto portale e piccoli noduli con atrofia nel parenchima periferico.

Pseudolesioni

Aree di parenchima differenti come valori densitometrici o intensita’ di segnale rispetto al parenchima sano non correlabili alla presenza di cellule anormali. Cause:anomalie vascolari o varianti,steatosi,processi infiammatori. Vascolari:thad,a-p venous shunt,ostruzioni delle vene epatiche nella sindrome di budd chiari Solide:processi infiammatori acuti,pseudotumor infiammatori,infiltrazione pseudonodulare,e alterazione focale che risparmia il grasso. La thad viene osservata durante la fase arteriosa quando il flusso portale ridotto (trombosi,cavernoma,o compressione venosa principale o periferica) causa aumento del flusso arterioso. Le forme infiamatorie sono sostenute dall’ iperemia (coesiste compressione delle branche portali). Assenza di apporto venoso portale puo’ simulare la presenza di aree focali ad enhancement precoce o possono determinare infiltrazioni adipose focali o aree di risparmio. Cause:vena cistica segmento 4 e 5 sistema venoso parabiliare al segmento 4 drenaggio venoso gastrico aberrante segmenti 1 e 4. Aspetti macroscopici:trombosi venosa,fegato steatosico,parenchima normale nelle pseudolesioni vascolari e nello sparing adiposo(area di risparmio)

Metastasi

Aspetto variabile lesioni periferiche specie se fibrotiche possono ombelicare la superficie capsulare . Supporto vascolare predominante e’ arterioso tranne nei tumori gist Calcificazioni frequenti nei tumori colici mucinosi ma anche in meta trattate del seno e del teratoma maligno. Meta da adenoca presentano superfici irregolari e si espandono per la presenza di cellule vitali .presentano anche abbondante stroma fibroso centrale. Aspetto cistico per fluido intralesionale,dal pancreas e dal cistoadeno ovarico. All’ interno della lesione si possono osservare detriti,noduli,setti o ispessimento parietale. Lesioni grosse a rapida crescita possono presentare necrosi centrale colliquativa. Meta da leiomiosarcoma,condrosarcoma,carcinoide,e tumori endocrini possono presentare superficie liscia convessa e sono molto vascolarizzate.in quelle di maggiori dimensioni possono osservarsi sanguinamento intravascolare trombi e setti . Meta da carcinomi squamocellulari possono presentare aspetto granulo-caseoso nella porzione centrale. Possono anche prentare aspetto cistico da liquefazione. Trombosi venosa e portale sono rare.


GINOCCHIO INQUADRAMENTO CLINICO

L’ approccio clinico prevede all’ anamnesi la differenziazione tra il dolore post traumatico,da sovraccarico e di tipo degenerativo(artrosi-reumatismi). Nel paziente traumatizzato appare fondamentale, oltre al riscontro dei sintomi obiettivi come la tumefazione,il versamento ,il blocco articolare ,il cedimento e il conseguente sospetto di instabilita.’ La determinazione del meccanismo del trauma (unidirezionale,pluriderizionale) consente di concentrare le attenzioni clinico diagnostiche sul sito d’entrata della forza di impatto (contusione ossea) e verificare soprattutto le conseguenze sulle strutture stabilizzatrici oggetto di trauma distrattivo nel sito di uscita.(legamenti, tendini,capsula e muscoli). Il dolore da sovraccarico tipicamente anteriore puo’ essere inquadrato come proveniente dalle cartilagini,dalla sinovia e i suoi comparti,dall’ apparato estensore e talvolta dalla benderella ilio tibiale.E’ un dolore frequentemente riscontrato negli atleti(maratoneti,saltatori,ciclisti). Infine piu’complesso e con meno impatto sulla diagnostica per immagini appare il discorso del dolore su base degenerativa reumatica dove si puo’ distinguere dolore meccanico,infiammatorio e di proiezione.

CENNI DI ANATOMIA

La articolazione del ginocchio e’ una bicondiloartrosi composta da 2 compartimenti femoro tibiale e femoro-rotuleo (trocleartrosi). Possiamo descrivere diverse componenti: LE FIBROCARTILAGINI MENISCALI Mantengono la congruenza articolare tra le superfici articolari e sono strutture piu’ spesse lateralmente con estremita’ denominate corni che presentano sezione triangolare. Garantiscono la mobilita’ articolare assecondando i movimenti di flesso estensione e rotazione del ginocchio. D’altra parte contribuiscono alla stabilita’ articolare limitando una eccessiva escursione in quanto sono sede di inserzione di importanti strutture capsulo legamentose(legamento collaterale mediale ,tendine semimembranoso,tendine popliteo etc.) Oltre ai menischi le superfici articolari sono rivestite da cartilagine che svolge funzioni di ammortizzazzione e adattamento alle forze di carico e garantiscono sostanze nutritive all’osso subcondrale. LEGAMENTI Il legamento crociato anteriore (LCA) decorre dalla regione mediale della superficie prespinale della tibia obliquamente e in alto per inserirsi nella faccia mediale del condilo esterno del femore. Le sue fibre formano 2 fasci distinti uno anteromediale e uno posterolaterale. Il legamento crociato posteriore(LCP) decorre dalla faccia posteriore della tibia (zona retrospinale)e risale in avanti in alto e medialmente fino a fissarsi sulla fossa intercondiloidea e sulla faccia laterale del condilo femorale interno. Il legamento collaterale mediale (LCM) va dall’ epicondilo mediale del femore al condilo mediale della tibia .E’ costituito da 2 ordini di fasci superficiale a ventaglio e profondo(deltoideo) che raggiunge il margine tibiale. Il legamento collaterale esterno(LCL) :si tende tra epicondilo laterale del femore e testa della fibula. Un breve cenno anche alle strutture ’ anatomo funzionali di stabilizzazione laterali(la benderella ileo tibiale,l’LCL il tendine e il muscolo popliteo e il tendine del bicipite femorale.) e mediali (fasci superficiali e profondi del LCM e i tendini della zampa d’oca) posteriormente note come il PAPE lateralmente e il PAPI medialmente. Il PAPE si oppone alle sollecitazioni in varo e controlla le rotazioni esterne il PAPI alle sollecitazioni in valgo e controlla le rotazioni interne. L’ apparato estensore e’ costituito da strutture tendinee e legamentose : Il tendine del m. quadricipite e il tendine rotuleo e i legamenti alari e legamenti menisco rotulei. I retinacoli patellari sono formati da un espansione del t. quadricipite e dalla fascia. L’ apparato flessore e’ costituito da muscoli e tendini : t. semitendinoso il bicipite femorale il semimembranoso Il gracile e il sartorio. LA MEMBRANA SINOVIALE riveste internamente la capsula e si introflette a formare recessi e borse. Le pliche sinoviali si attaccano sia al femore che alla tibia di fatto la membrana divide il ginocchio in due cavita’ quella mediale e quella laterale che risultano separate da uno spazio extrasinoviale Che alberga parzialmente i legamenti crociati la cui porzione posteriore risulta non coperta dalla membrana. BORSE ANTERIORI Prepatellare retropatellare pretibiale Soprapatellare LATERALI Gastrocnemio Peroneale Peroneopoplitea Poplitea MEDIALI Gastrocnemio Zampa d’ oca(tra il lcl e gracile, sartorio e semitendinoso) Semimembranoso e LCM

ROTULA

Il piu’ grande osso sesamoide La patella presenta 3 configurazioni secondo Wiberg

  • 1 Faccette o creste di eguali dimensioni
  • 2 Faccetta mediale piu’ piccola (piu’ frequente)
  • 3 Faccetta mediale piccola e convessa ,faccetta laterale concava e larga

La radiologia tradizionale ha un ruolo limtato nella patologia traumatica evidenziando unicamente fratture dei piatti ,dei condili e soprattutto fratture scomposte che interessino i segmenti metafiso diafisari. La rx tradizionale puo’ svolgere un ruolo limitato ma ancora utile nei reparti di pronto soccorso nelle sublussazioni femoro rotulee. La TC multistrato permette in caso di fratture di caratterizzare con ricostruzioni muliplanari l’ interessamento sottocorticale ,l’allineamento dei segmenti e l’ eventuale interessamento articolare.

LA DIAGNOSTICA PER IMMAGINI

La RM svolge un ruolo fondamentale nella diagnostica per immagini della patologia traumatica del ginocchio. Permette infatti di differenziare lesioni degenerative delle fibrocartilagini meniscali da lesioni discontinuative (fratture) interessanti le superfici articolari eventualmente associate a disinserzione menisco capsulare. Parametri morfologici e l’elevato contrasto delle sequenze permettono di valutare la instabilita’ della lesione grazie all’ individuazione di piccoli flap meniscali dislocati. Nella patologia legamentosa e tendinea appare difficile nell’ iperacuto stabilire una diagnosi differenziale tra lesione distrattiva di alto grado e rottura. Dopo adeguati test funzionali e a distanza di tempo sara’ piu’ agevole caratterizzare lesioni intralegamentose, lesioni distrattive e rotture parziali o totali. Fondamentali i segni indiretti e i pattern di associazione dell’ interessamento pluricompartimetale che la Rm offre nella valutazione del tipo di lesione,per inquadrarla temporalmente e per fornire parametri prognostici al clinico ortopedico. Tra questi occorre menzionare le raccolte nei recessi intra ed extraarticolari e le contusioni ossee con interessamento prevalentemente edematoso della spongiosa. La RM e’ assolutamente insostituibile nella identificazione di fratture intraspongiose ,lesioni osteocondrali e meglio caratterizza le forme di lussazione e sublussazione articolare soprattutto a livello femoro- rotuleo.

PATOLOGIA POST -TRAUMATICA

Verranno presi in considerazione prevalentemente le lesioni meniscali e legamentose. FIBROCARTILAGINI MENISCALI vengono valutate dopo la visita clinica, prevalentemente con RM dove il problema piu’ frequente e’ differenziare tra una lesione degenerativa e una post traumatica.La semeiotica in Rm ci permette di caratterizzare con una certa affidabilita’ la lesione che rimane all’ interno del menisco in forma globulare o lineare come degenerativa e probabilmente stabile . Quella che raggiunge le superfici articolari con diverso orientamento(radiale, verticale) come post traumatica verosimilmente instabile. Esistono poi le lesioni complesse con rime multiple o quelle con frammento mobilizzato a “manico di secchio” sicuramente sintomatiche e che necessitano esame artroscopoico. La patologie piu’ frequentemente associate a quella meniscale sono le pseudocisti,la condropatia femoro tibiale e la sinovite dei recessi parameniscali. LEGAMENTI All’ origine di una lesione dei legamenti crociati esiste un trauma di entita’ significativa che esercita una forza valgizzante o varizzante spesso associata ad una iperflessione o iperestensione. Si consiglia dopo l’ inquadramento clinico di eseguire l’ esame non immediatamente a ridosso del trauma ma di aspettare circa 7-10 giorni per far riassorbire il versamento e l’ edema che possono condizionare i reperti Rm. La semeiotica RM particolarmente ricca nella patologia legamentosa si divide in segni diretti ed indiretti. Tra i segni diretti menzioniamo in fase acuta l’edema,(iperintensita’intralegamentosa) e l’ irregolarita’ del decorso. In fase sub- acuta si potranno evidenziare un ispessimento e una retrazione delle fibre lesionate e la trasversalizzazione rispetto alla gola del LCA. In fase cronica il legamento potra’ risultare assente e prevarra’ la presenza di tessuto fibroadiposo. Altettanto importanti i segni indiretti come il decorso del LCP , le contusioni intraspongiose, le lesioni osteocondrali,le avulsioni ossee prestando molta attenzione soprattutto nei traumi pluridirezionali alle lesioni legamentose e meniscali associate. Il radiologo inoltre deve diventare familiare con i pattern di contusione ossea che rappresentano un impronta del meccanismo del trauma e aiutano a riconoscere i comparti interessati. PATOLOGIA DA SOVRACCARICO Considereremo le funzioni e le lesioni della cartilagine. La cartilagine risulta composta da H2O per l’80% ,da una matrice extracelluare composta da proteoglicani e mucoproteine,da fibre collagene e da condrociti. Innumerevoli le funzioni esercitate : 1)plasticita’ e resistenza alla compressione 2)distribuzione dei carichi 3)minimizzare gli attriti 4)scorrimento dei capi articolari. La cartilagine risulta inoltre ancorata alla corticale attraverso il piano di passaggio calcifico e garantisce elementi nutritivi all’ osso circostante. Si evince conseguentemente come le lesioni e e le sollecitazioni sulle cartilagini comportino importanti problemi che possono determinare da una parte la necrosi e la colliquazione o dove prevalgano i fenomeni di riparazione e rivascolarizzazione un semplice rimodellamento. Verranno considerate le lesioni osteocondrali secondo la classificazione piu’ impiegata che va dal grado 0 (edema e rigonfiamento) al grado 4 con esposizione dell’ osso subcondrale e possibile dislocazione di un frammento.

CONCLUSIONI

La accuratezza diagnostica della RM ha raggiunto negli ultimi anni valori elevatissimi considerando che la sensibilita’ e la specificita’per lesioni legamentose singole si e’ attestata su valori rispettivamente del 94% e del 99% . Rimane dominante la combinazione tra i dati clinici prima e dopo il trauma e le informazioni fornite dalla Rm per arrivare ad un giudizio di stabilita’o instabilita’ la cui naturale conseguenza e’ il ricorso all’ intervento artroscopico o chirurgico. Per ottenere cio’il clinico ortopedico deve determinare il meccanismo del trauma e verificare soprattutto le conseguenze sulle strutture stabilizzatrici oggetto di trauma distrattivo . Alla figura del radiologo deve appartenere un bagaglio culturale costituito di conoscenze tecniche ma imprenscidibile appare l’ esigenza di approfondire e verificare l’ anatomia e correlare il danno radiologico con la patologia. A cio’ si deve aggiungere la corretta terminologia della refertazione e un approccio interpretativo nelle conclusioni. .


Patologia degenerativa colonna

Disco composto da fibre elastiche piene di acqua e contenuto da un anello fibroso. Delimitato da 2 corpi vertebrali Canale vertebrale Situato dietro I corpi vertebrali e composto da spazio durale dove passa il liquor,delimitato da tessuto adiposo (epidurale),lamine ossee ,legamenti e piccole articolazioni tra le vertebre chiamate faccette articolari.Tra le faccette si trova membrana sinoviale per migliorare I movimenti articolari.

Cosa succede nella patologia discale ?

Fisiopatologia della degenerazione discale

Lesioni dell' anello fibroso peridiscale àseparazione tra le fibre puo’ essere radiale,concentrica e trasversa à fissurazionià rotture

Degenerazione del discoà perdita del tono idricoà fibrosià restrigimento spazio discaleà bulging diffusoàdegenerazione definitiva dell'anulus e fuoriuscita di materiale discale

Classificazione e stadi patologia discale Slargamento circonferenziale -bulging Protrusione: tessuto che supera l' anello fibroso senza superare il 50% dell' ampiezza della base estrusione: tessuto oltre l' altezza delle limitanti e l' ampiezza della base Ernia espulsa : all' interno del canale in contatto con il disco nativo Migrazione : non piu' in contatto con il disco nativo Ernia migrata con sequestro : tessuto infiammatorio che delimita la componente discale migrata

Rapporti del tessuto discale protruso erniato Spazio durale Cauda Radici nervose Tessuto adiposo epidurale ed intraforaminale

Altri elementi chiave

Stenosi spinale
Stabile se da degenerazione discale
Instabile da spondilolistesi associata a ipertrofia faccette ,lamine e legamenti

Classificazione degenerazione faccettale

  • 1)restringimento inferiore a 2 cm piccoli osteofiti
  • 2)restringimento moderato osteofiti medie dimensioni ipertrofia subarticolare e erosione ossea
  • 3) restringimento severo grossi osteofiti severea ipetrofia articolare erosione dell’ osso subarticolare

Classificazione stenosi foraminale

  • 1)lieve stenosi,deformita’ del grasso epidurale
  • 2) grasso parzialmente obliterato circonda parzialmente la radice
  • 3) stenosi avanzata grasso completamente obliterato

Patologia degenerativa artrosica o artritica delle faccette articolari,degli elementi scheletrici posteriori e dei legamenti gialli in associazione al disco erniato e in alcuni casi a spondilolistesi Determinano: Stenosi foraminale Stenosi canalare (cauda compressa) Instabilita' vertebrale

Osteofiti " critici" associati a ernie o isolati possono confliggere con la radice nervosa.

Alterazioni dei piatti vertebrali Erosioni,degenerazione vacuolare,ernie intraspongiose configurano una osteocondrosi di vario grado a seconda dello stadio delle lesioni descritte

Modificazioni reattive o involutive del corpo vertebrale in sede subcondrali e/o intraspongiosa isolate o miste Edema-iperemia Tessuto midollare adiposo Sclerosi

Spondiloartriti

Nella patologia infiammatoria troviamo: Ampliamento spazio articolare Riiduzione interlinea Cisti subcondrali Periostiti Fibrosi periarticolare ,peridiscale Flogosi sinoviale Vascolarizzazione membrana sinoviale da iperemia talvolta valutabile con color doppler Entesite caratteristica delle sieronegative

Familiarita’ predisponente Il 50% dei pz sono reumatici Sintomatologia Dolore infiammatorio schiena per sinovite faccette articolari + 1 altro fattore tra I seguenti Sacroileiti radiologicamente e clinicamente dimostrate Psoriasi Infiammazioni intestinali Dolore gluteo Assenza di noduli cutanei Antigene hla-b27

Forma piu' frequente e' la Spondilite anchilosante (sa) Manifestazioni articolari Dolore lombo sacrale Cervicalgia e ridotta mobilita’ Manifestazioni extraarticolari Uveite colite Sacroileite

Reperti rm e rx Osteite e edema osseo subcondrale Sclerosi e sclerosi interapofisaria Erosioni erosioni subcondrali Lesioni di andersson Le lesioni di anderson sono lesioni distruttive infiammatorie o non infiammatorie Di solito rappresentano una manifestazione tardiva della sa. La forma non infiammatoria rappresenta una forma avanzata di pseudoartrosi che interessa il disco,il corpo

A) andersson infiammatoria focale distruzione del disco e del corpo generalmente accompagnata ad ampie zone di sclerosi difficile dd con osteocondrosi B) la forma non infiammatoria rappresenta una forma avanzata di pseudoartrosi colpisce uno scheletro assile deminerilazzato ossificato(spondilite anchilosante) che interessa il disco,il corpo vertebrale e gli elementi posteriori.

Ulteriori reperti radiologici : Ampliamento spazio discovertebrale Erosioni piatti vertebrali Osteosclerosi Ampliamento anche delle articolazioni interapofisarie Cisti subcondrali

In caso di nfiammazione acuta e sospetto di infezione sovrapposta usare il mezzo di contrasto endovena. Dopo contrasto Iperintensita’ lineare nella banda di osteosclerosi in quanto il tessuto di granulazione invade il disco Enhancement sinoviale

D.D. Con le forme infiammatorie perche’ manca il coinvolgimento paravertebrale ed epidurale

Rx Osteosclerosi Angolo iperdenso lucente perche' sclerotico radioopaco Vertebra quadrata Sindesmofiti

Artropatia psoriasica Oligo o monoarticolare Sacroileiti Tumefazioni parti molli Erosioni Sclerosi a "Baffi di gatto" dei corpi vertebrali parasindesmofiti

Artriti reattive ex reiter Sintomatologia dopo un mese di infezione cutanea con noduli o Forma enterica con uveite e congiuntivite Presenza di sacroileite monolaterale Colonna e articolazioni sacroiliache organi bersagli Spondilite Entesite

Forme evolutive delle spondilo artriti

Distruzione sinovia e dell' articolazione discovertebrale Fattori determinanti Linfociti à tessuto di granulazione tra anulus e piatto vertebraleàsostituzione anulus con fibrocartilagine à metaplasia ossicalcifica Si forma in seguito osso subperiosteo che determina colonna con aspetto a "Canna di bambu’" sacroileite Spondilite anteriore Alterazioni piatti vertebrali Alterazioni reversibili osteodiscali Sindesmofiti osteofiti parasindesmofiti

Alterazioni irreversibili Fusione vertebrale Disco degenerato provoca edema alterando prima il piatto vertebrale àmetaplasia adiposa che precede la osteocondrosi

Spondilosi deformante Coinvolge l’anulus à disco elevato e ampliato anterolateralmente Le fibre di sharpey elevate determinano trazione sull’osso

Osteofiti che possono determinare stenosi foraminale stenosi centrale e schiacciamento cauda, Rigonfiamento dei legamenti gialli Osteocondrosi intervertebrale Fenomeno vacuum Sclerosi reattiva dell’osso subcondrale Ernie noduli smhorles

Rx Il radiogramma in flessione provoca e mette in evidenza il vacuum Segni radiografici specifici di alterazioni infiammatorie e degenerative nella colonna Lesione di romano : Distruzione focale margine anteriore e posteriore simile a erosione manifestazione infiammatoria sempre circondata da ampia sclerosi responsabile dell’ angolo lucente Vertebra squadrata Appiattimento supero anteriore Vertebra arrotondata generalmente concava e' il risultato della progressione della spondilite anteriore Lesioni di anderson

Sindesmofiti : Alterazione infiammatoria che determina ossificazione delle fibre periferiche dell’ anulus lungo il profilo esterno del disco tendono all’ ispessimento e interessano in seguito il legamento longitudinale anteriore (lla) e I tessuti molli paravertebrali.

Spondilofiti: Ossificazioni bordo vertebrale indotte dalla degenerazione del disco spondilofita submarginale interessa prima il legamentolongitudinale anteriore si accresce prima orizzontalmente poi verticalmente. A uncino si continua con il margine della limitante

Parasindesmofiti : Ossificazioni simmetriche piu’ spesse rispetto ai sindesmofiti non orientati verticalmente presentano morfologia curva o a virgola separati dal margine vertebrale


PLESSO BRACHIALE

ANATOMIA Il plesso brachiale e’ costituito da rami nervosi che originano dalle radici anteriori degli ultimi quattro nervi cervicali (C5-C6-C7-C8), e da una parte del 1 nervo toracico (D1). Subito dopo l’emergenza dal canale vertebrale si costituiscono 3 tronchi primari: il superiore dalla fusione dei rami anteriori di C5 e C6, il medio (C7) e l’inferiore (C8- D1). I tronchi primari si dividono in due contingenti, anteriore e posteriore, dando origine rispettivamente a due tronchi secondari anteriori e a un unico tronco secondario posteriore. I primi daranno origine ai nervi muscolocutaneo ( per la flessione del gomito) e mediano e ulnare (per la flessione del polso, delle dita e le funzioni di presa).Dal tronco secondario posteriore origineranno i nervi ascellare e radiale per la funzione di elevazione del braccio (deltoide) e di estensione del gomito, del polso, e della dita. Le paralisi di plesso brachiale possono essere causate da processi compressivi (sindrome dello stretto toracico), tumorali, oppure da trauma.

ESAMI CLINICO STRUMENTALI STRUMENTALI L’esame clinico deve essere molto accurato, valutare il deficit motorio muscolo per muscolo e il deficit sensitivo; vanno esaminate le condizioni cutanee e la presenza dei polsi arteriosi per escludere lesioni arteriose; vanno ricercati i segni di una lesione prossimale da avulsione radicolare come la sudorazione in presenza di paralisi o il segno di Bernard Horner (restringimento della pupilla e abbassamento della palpebra) indici di una lesione dei rami comunicanti del sistema nervoso autonomo a livello intraforaminale e pregangliare, ovvero prossimalmente alla fuoriuscita delle radici dalla colonna vertebrale. Gli esami strumentali sono costituiti attualmente dalla elettromiografia (EMG), e dalla Risonanza Magnetica in grado utilizzando sequenze specifiche di fornire immagini precise delle avulsioni radicolari e delle lesioni dei tronchi nervosi e sulle cause di compressioni ab estrinseco. La Risonanza magnetica con l' impiego di sequenze dedicate 3D con soppressione del tessuto adiposo rende possibile la visualizzazione del livello di avulsione o stiramento radicolare o la causa di compressione . Le sequenze 3D da ripetere dopo contrasto necessitano spessori submillimetrici , apparecchiature ad alta intesita’ di campo magnetico(1,5 Tesla),piani di scansione particolari talvolta obliqui ed una esperienza particolare del radiologo.

CAUSE DI PLESSOPATIA BRACHIALE

TUMORI Neurofibroma e neurofibromatosi Schwannoma Tumori del solco superiore(adenocarcinomi ,tumori a cellule squamose,Linfomi) → sindrome di Pancoast dolore intorno alla spalla ,al braccio,sindrome di Horner,atrofia muscolare della mano, ALTRI TUMORI Fibromatosi aggressiva ,Linfoangioma ,Sarcoma, Lipoma ,Tumori del collo ,Metastasi linfonodali(spesso dalla mammella)

TRAUMI Il trauma e’ spesso conseguente ad incidente motociclistico per caduta sul moncone della spalla e violento spostamento controlaterale del collo: si tratta di lesioni da stiramento e strappamento. I casi con prognosi peggiore sono rappresentati dalle avulsioni radicolari con strappamento dei nervi dal midollo: la sede delle lesioni è quindi all’interno del canale vertebrale. La modalità del trauma determina anche il numero delle radici interessate e pertanto si distinguono paralisi di tipo superiore con interessamento della C5- C6 con o senza C7, paralisi di tipo inferiore (C8 e D1) più rare, o paralisi totali.La lesione può avvenire inoltre a più livelli contemporaneamente. Si distinguono lesioni preganglioniche e postganglioniche. Spesso si associano a meningocele.

ALTRE CAUSE Sindrome dell’ outlet toracico.Compressioni nel triangolo interscalenico,nello spazio costoclavicolare,tra clavicola e prima costa e nel tunnel subcoracoideo Amiotrofia nevralgica Polineuropatia cronica demielinizzante infiammatoria(CIPD) Fibrosi post attinica


LA SPALLA La prevalenza del dolore alla spalla aumenta con l’'età e si presenta soprattutto in soggetti con più di 65 anni. Spesso però le lesioni della cuffia dei rotatori sono asintomatiche, quindi l'incidenza della popolazione con dolore da patologia della spallla non è nota. Diversi studi hanno dimostrato la correlazione tra età e incidenza di lesioni della Cuffia dei Rotatori e che la lesione è spesso asintomatica e non comporta perdita di funzionalità. Patogenesi La patogenesi non è chiara ma sono state sviluppate due teorie che forse insieme possono spiegare l’'evoluzione della malattia. Nel 1934 Codman espose la teoria “intrinseca” secondo cui un alterazione da microtraumi ripetuti associata alla degenerazione porta a lesioni parzialmente profonde, che di solito, poi, progrediscono in lesioni molto profonde. Nel 1972 Neer propose una teoria “estrinseca” secondo cui le lesioni di Cuffia sono secondarie a contusioni subacromiali e che quindi potevano essere meglio trattate con l’'acromioplastica anteriore. Ulteriori studi dimostrano che all'’aumentare della dimensione delle lesioni la risposta riparativa fallisce, aumentano le citochine e diminuiendo la vascolarizzazione, portando eventualmente ad un danno da ipossia e apoptosi. Questi nuovi risultati lasciano intendere i benefici della riabilitazione precoce e/o del trattamento chirurgico prima che la lesione peggiori.

Presentazione clinica, diagnosi e terapia I pazienti con lesioni sintomatiche della Cuffia dei rotatori presentano dolore e/o disfunzione. L'’esame clinico è fondamentale per la diagnosi. Esistono diversi tests per la valutazione e la classificazione del disturbo e alcuni sono molto sensibili o specifici, ma nessuno di essi è sia specifico che sensibile. Questa varietà di mezzi sommata all’assenza di un giudizio oggettivo non permettono una diagnosi sicura.Il trattamento delle lesioni parzialmente o molto profonde è controverso. Mentre una riabilitazione non operativa è efficace in un sottogruppo di pazienti, soprattutto anziani con vita sedentaria, la riparazione chirurgica precoce è indicata in altri pazienti, di solito giovani e con una vita più attiva. Nonostante i risultati della riparazione chirurgica siano da buoni a ottimi, la ri-rottura della cuffia avviene nel 20-65% dei casi. La maggior parte delle controversie sul trattamento deriva dalla ampia diversità dei pazienti trattati, dalle diverse tecniche chirurgiche e dalla povertà di trial ben controllati. La Risonanza Magnetica gioca un ruolo significativo nella valutazione dello stadio e della prognosi della patologia: Identificazione e dimensione della lesione, la retrazione del tendine, l'’estensione della’ atrofia muscolare, sono elementi che incidono sul risultato funzionale post terapeutico . Lesioni parzialmente profonde delle fibre sopraspinali anteriori aumentano la tensione sulle restanti e intaccano il tendine sottospinato, portando al propagarsi della lesione e alla decisione di operare subito invece di aspettare. Diversi studi dimostrano che aspettando ad operare si rischia un innvoluzione adiposa del muscolo lacerato.

Imaging diagnostico Radiografia Anche se le radiografie della spalla in lesioni acute della cuffia dei rotatori sono solitamente normali, esse rimangono utilizzando diversi tipi di proiezione che il radiologo deve conoscere l' esame di primo livello per valutare la struttura ossea ed escludere comuni fratture e dislocazioni. Di facile identificazione inoltre le calcificazioni lungo lo spazio di scorrimento della cuffia ,gli osteofiti sub acromiali,l'artrosi acromion claveare e le varianti anatomiche di decorso e morfologia dell'acromion e della glena .

La Risonanza Magnetica rimane l’'indagine diagnostica di prima scelta per valutare le componenti osteo tendinee e muscolo legamentose della spalla. Infatti, essa può valutare la presenza e l' estensione della lesione, il grado di retrazione del tendine, il grado di atrofia muscolare e la qualità del residuo tendineo. Inoltre,la Risonanza Magnetica può permettere di distinguere i fattori causali di dolore della spalla diversi dalla patologia della cuffia dei rotatori. La RM, inoltre, presenta alta sensibilita' e specificità , perché permette di diagnosticare e distinguere lesioni di cuffia poco o molto profonde e se di tipo articolare o borsale. L'’accuratezza diagnostica migliora grazie alla qualita' della apprecchiatura e con l’'esperienza dell’'operatore.

Classificazione delle lesioni della cuffia dei rotatori TENDINOSI Nella tendinosi le fibre vengono interessate da reazione tessutale fibromixoidea e i tendini perdono elasticita' e l'articolazione riduce la sua funzionalita'. La sede puo' essere preinserzionale o inserzionale e la RM identifica la localizzazione, l' estensione, lo stato (acuto o cronico) grazie alle caratteristiche dell' intensita' di segnale e della morfologia del tendine interessato. LESIONI Si considera lesione la discontinuita' delle fibre . Il difetto morfologico viene rilevato per l' elevata intensità del segnale del fluido reattivo perilesionale che interessa l’a componente di fibre coinvolte con tessuto di granulazione, proliferazione miofibroblastica, metaplasia dei condrociti e/o emorragia. Inoltre per considerare il tendine rotto si deve considerare la presenza di 2 segni caratteristici: l’'estensione anteroposteriore della lesione e il grado di retrazione del tendine a ridosso della giunzione muscolare . Esistono modalita' descrittive eventualmente da concordare con il chirurgo , per il grado di estensione della lesione e la quantita' di fibre coinvolte : piccola (<1cm), media (1-3cm), significativa (3-5cm), molto estesa (>5cm). La rottura del tendine che può avvenire in tre punti: vicino all’'inserzione omerale, a livello della cupola omerale, o a livello della glenoide(extra articolare). Segnali secondari, non specifici, ma da considerare, sono: fluido nella borsa subacromion-deltoidea, atrofia muscolare, cisti intramuscolari, migrazione superiore dell’'omero e retrazione della giunzione muscolo tendinea.

RIFERIMENTO BIBLIOGRAFICO MRI of the shoulder: Rotator cuff Autori: J. Scott McMonagle, Emily N. Vinson Applied Radiology 2012/04/Articles/AR_04-12


Diagnostica senologica

Il tumore della mammella femminile è la neoplasia di gran lunga più frequentemente diagnosticata, rappresentando circa il 29% di tutte le diagnosi oncologiche nelle donne. Il rischio di avere una diagnosi di tumore alla mammella nel corso della vita è pari a una donna ogni otto.

Presso il nostro centro si esegue una Diagnostica Senologica composta da esami strumentali fondamentali per la prevenzione del tumore della mammella: Ecografia mammaria , RX mammografia digitale e RM della mammella con mdc.


Ecografia Mammaria

L'ecografia e' una metodica che utilizza ultrasuoni cioè onde sonore di frequenza superiore ai 20.000 Hz non udibili dall'orecchio umano. Questo rende la metodica innocua (non vengono utilizzate radiazioni ionizzanti) e ripetibile anche per controlli frequenti.
L'apparecchio ecografico utilizza sonde, dette trasduttori, che emettono fasci di ultrasuoni che attraversano i vari tessuti del corpo umano e generano fasci riflessi che tornano al trasduttore e sono detti echi di ritorno.
L’ ecografia rappresenta l’indagine di prima scelta nelle donne di età inferiore ai 40 anni, in cui la struttura della mammella essendo prevalentemente ghiandolare rende complesso lo studio attraverso la mammografia (l’esame mammografico comporta comunque l’utilizzo di radiazioni ionizzanti che, possibilmente al quesito clinico, è da evitare in pazienti molto giovani). Nelle donne di età superiore ai 40 anni l’ecografia non sostituisce ma affianca e completa la mammografia che costituisce l’esame di screening idoneo, consigliato da tutte le linee guida internazionali e insostituibile per una corretta diagnosi precoce.
La periodicità dell'esame ecografico comunque viene decisa dal medico radiologo e/o dal medico senologo di riferimento sulla base dell'età anagrafica, dell'anamnesi familiare delle pazienti (presenza di parenti con malattia tumorale alla mammella), dell'anamnesi patologica, della terapia ormonale in corso o pregressa e della struttura della ghiandola mammaria.

Rx Mammografia digitale

La mammografia digitale è l’unica tecnica che permette l’esplorazione della mammella in tutta la sua completezza, ed è quella che offre la maggiore sensibilità, in particolare per i tumori in fase iniziale: su 100 tumori di diametro inferiore a 1 cm, infatti, la mammografia ne può svelare oltre 90. La mammografia è una tecnica radiologica dedicata allo studio della mammella mediante l'impiego di apparecchi radiografici che utilizzano Rx. Grazie all’impiego di moderne apparecchiature vengono utilizzate bassissime dosi di raggi X e pertanto l’esame mammografico non espone le pazienti a rischi significativi permettendo di ripetere l’esame anche una volta all’anno.
L’esame viene eseguito a seno nudo, in stazione eretta, appoggiando una mammella per volta su un piano regolabile. Per permettere una visualizzazione completa di tutta la mammella è necessaria una distensione che viene ottenuta comprimendo la mammella per mezzo di un piatto di materiale plastico. Il moderno sistema di compressione permette attualmente di ottenere immagini più nitide e precise con minore disagio per la paziente. Si eseguono tre proiezioni per ogni seno: ripresa dall’alto verso il basso (proiezione assiale), lungo il piano ascellare (proiezione obliqua) e dall’interno all’esterno (proiezione laterale). Eventuali proiezioni aggiuntive come compressione mirata od ingrandimento diretto di immagine vengono eseguite a giudizio del medico radiologo. Nonostante l’utilizzo di basse dosi di radiazioni si sconsiglia l’esame in gravidanza specie nel primo trimestre. Pertanto si consiglia di non eseguire l’esame se non è possibile escludere con sicurezza uno stato di gravidanza (in tal senso viene fatto firmare un consenso informato scritto).
Le fasi del ciclo mestruale non condizionano la qualità dell’immagine. In presenza tuttavia di mastodinia (dolore alla mammella) è consigliabile eseguire l'esame dal 7° al 14° giorno del ciclo mestruale quando la ghiandola mammaria risulta meno stimolata dal punto di vista ormonale.
E’ opportuno invece evitare nelle ore precedenti all’esame qualsiasi tipo di cosmetico ad uso locale come talco, olio e creme che potrebbero creare false immagini. Si consiglia eseguire la prima mammografia tra i 35-40 anni per avere una prima mappa topografica del seno. Dai 40 ai 70 anni la periodicità deve essere annuale per individuare precocemente una eventuale lesione tumorale. La periodicità dell’esame mammografico viene comunque decisa dal medico radiologo sulla base di eventuali riscontri mammografici che necessitano di un controllo a breve termine, dell’età anagrafica, dell'anamnesi familiare delle pazienti (presenza di parenti con malattia tumorale alla mammella), della terapia ormonale in corso o pregressa e della struttura della ghiandola mammaria.



RISONANZA MAGNETICA

La Risonanza Magnetica Mammaria, è entrata definitivamente nell’uso clinico con indicazioni ben definite ad integrare le tradizionali tecniche di diagnostica senologica costituite dalla mammografia e dall’ecografia. Sebbene la Risonanza Magnetica presenti una sensibilità molto alta nello screening di pazienti ad alto rischio, attualmente non è raccomandata nello screening della popolazione generale per l’alta frequenza di falsi positivi e l’alto costo della metodica.

La caratterizzazione delle lesioni maligne si fonda sul fenomeno della neoangiogenesi (le neoplasie,a partire da focalità di pochi millimetri, produce sostanze chimiche che stimolano la vascolarizzazione tissutale e la formazione di nuovi vasi). L’uso del mezzo di contrasto per via endovenosa, che ha distribuzione intravascolare ed interstiziale, consente di identificare la lesione mammaria in quanto aumenta nettamente la propria intensità di segnale rispetto ai tessuti circostanti.

Durante l'esecuzione della Risonanza Magnetica Mammaria la paziente viene fatta accomodare in posizione prona con il seno alloggiato in particolari bobine, che contengono entrambe le mammelle per avere una migliore risoluzione spaziale e posizionata all'interno del Gantry. L’esecuzione della Risonanza Magnetica Mammaria è semplice, non prevede l'utilizzo di raggi X e dura mediamente 20 minuti. In pazienti in età fertile deve essere eseguita tra il 7 ed il 21 giorno, meglio tra il 7 ed il 14 per evitare false positività dovute alla condizione ormonale del ciclo. L’esame può essere eseguito con o senza l’utilizzo di mezzo di contrasto paramagnetico in rapporto a specifiche indicazioni cliniche. Nel caso di esame effettuato con mezzo di contrasto (mdc) , la paziente deve presentarsi con l’esame della creatinina e deve essere a digiuno da 6 ore.
La RM mammaria senza mdc viene eseguita principalmente per lo studio degli impianti protesici, in particolare nella valutazione della sua integrità e delle eventuali complicanze, sia per le protesi applicate a scopo estetico, sia per le ricostruzioni dopo interventi oncologici. Le principali indicazioni della RM mammaria con mdc sono:

Ø Controllo in donne ad alto rischio (si intende per donne ad alto rischio genetico-familiare di tumore mammario), le pazienti in cui le mutazioni genetiche associate al tumore della mammella sono state accertate (BCRA 1 e 2) e le donne con importante storia familiare di tumore mammario.

Ø Stadiazione locale pre-trattamento chirurgico nel sospetto di multifocalità o multicentricità lesionale o controlateralità lesionale controlaterale sospettate all’imaging convenzionale o all’esame clinico.

Ø Discrepanza mammo-ecografica

Ø Valutazione dell’effetto della chemioterapia neoadiuvante

Ø La valutazione della mammella trattata per carcinoma mediante chirurgia conservativa e/o radioterapia, in particolare per la diagnosi differenziale tra cicatrice chirurgica e recidiva della malattia su cicatrice.

Ø Sindrome da carcinoma primitivo ignoto: rappresenta un’indicazione elettiva alla RM mammaria il riscontro di diagnosi bioptica di metastasi linfonodale o in altra sede da probabile tumore primitivo mammario, con clinica ed imaging convenzionale negativi (CUP syndrome= Carcinoma of Unknown Primary).

Ø Nella mammella con secrezione ematica o siero-ematica dal capezzolo

Modulistica

In questa sezione è possibile scaricare in formato pdf i moduli da compilare per affrontare varie procedure diagnostiche, nell'intento di fornire un'informazione puntuale ed esauriente al cittadino.


Lo strumento del consenso informato costituisce il fondamento dell'attività sanitaria, promuovendo l'autonomia dell'individuo nell'ambito delle decisioni mediche. Il malato può decidere se vuole essere curato per una malattia e ha il diritto/dovere di conoscere tutte le informazioni disponibili sulla propria salute, chiedendo al medico ciò che non è chiaro; inoltre deve avere la possibilità di scegliere, in modo informato, se sottoporsi ad una determinata terapia o esame diagnostico.

Il consenso deve essere scritto nei casi in cui l’esame clinico o la terapia medica possano comportare gravi conseguenze per la salute e l’incolumità della persona. Se il consenso è rifiutato, il medico ha l’obbligo di non eseguire o di interrompere l’esame clinico o la terapia in questione. Il consenso scritto è obbligatorio quando si dona o si riceve sangue, si partecipa alla sperimentazione di un farmaco o negli accertamenti di un’infezione da HIV.

In altri casi, quando è consolidato il rapporto di fiducia tra il medico e l’ammalato, il consenso può essere solo verbale ma deve essere espresso direttamente al medico. In ogni caso, il consenso informato deve essere attuale, deve cioè riguardare una situazione presente e non una futura.

Delega

Il consenso informato può essere espresso da un'altra persona solo se questa è stata delegata dal malato stesso. Se la persona è minorenne il consenso spetta automaticamente ai genitori; il ragazzo/a ha comunque diritto ad essere informato e ad esprimere i propri desideri che devono essere tenuti in considerazione.

Eccezioni all’obbligo del consenso informato

  • la persona malata ha espresso esplicitamente la volontà di non essere informata;
  • consenso presunto: le condizioni della persona sono talmente gravi e pericolose per la sua vita da richiedere un immediato intervento di necessità e urgenza indispensabile
  • consenso implicito: per cure di routine o farmaci prescritti per una malattia nota
  • i Trattamenti Sanitari Obbligatori
  • le vaccinazioni obbligatorie stabilite nei programmi nazionali di salute pubblica

Informazioni

ACCESSIBILTIÀ

L'utenza ha a disposizione un parcheggio interno a pagamento e percorsi per disabili

TEMPI DI REFERTAZIONE

CIRCA 1 ORA DAL TERMINE DELL'ESAME

(salvo esami di particolare complessità diagnostico procedurale)

Modalità di pagamento

Contanti - Bancomat - Carta di credito - Assegni

CONVENZIONI

Siamo convenzionati con le principali compagnie assicurative sanitarie

Vengono applicate tariffe agevolate per pazienti inviati dai medici della clinica.

Orari & Contatti

LUNEDÌ - VENERDÌ: 08:00 - 18:20

Telefono: 06.65 975180

Telefono: 06.65 32665

Telefono: 06.65 975675

Telefono: 06.65 975604

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Laboratorio Analisi
Analisi chimiche e microbiologiche

Il laboratorio di analisi cliniche esegue esami di diagnostica clinica, microbiologia, sieroimmunologia ed immunoenzimatica. Dispone di strumenti di altissima precisione ed avanguardia che permettono di gestire e le analisi di routine e le richieste più complesse in tempi rapidi con risultati affidabili ed accurati.

Il personale è composto da tecnici di laboratorio e biologi, specialisti in patologia clinica e microbiologia e virologia, che frequenta regolarmente i corsi E.C.M e di perfezionamento per il miglioramento delle proprie conoscenze, e per l’aggiornamento professionale dovuto alla continua evoluzione delle tecniche e metodiche biodiagnostiche.

Il personale si comporta in modo scrupoloso come previsto dalla Legge 626 in relazione alla prevenzione e protezione del lavoratore.

I locali del laboratorio sono areati e dotati di microclima come previsto dalle normative vigenti.

Il laboratorio è in grado di eseguire le seguenti indagini:

  • Indagini cliniche generali di base : metaboliti, enzimi, proteine
  • Marcatori precoci di lesione miocardica
  • Studio gammopatie monoclonali
  • Indagini sul profilo della funzionalità tiroidea laboratorio analisi
  • Ricerca di marcatori tumorali
  • Ricerca markers epatite virale A, B, C
  • Test sierologico per HIV
  • Indagini ormonali
  • Fertilità
  • Analisi microbiologiche e ricerca dei patogeni
  • Sieroimmunologia
Visite ambulatoriali
Prestazioni ambulatoriali a pagamento e/o in convenzione

Sono inoltre attivi gli ambulatori, solo per i pazienti paganti e/o in convenzione con tutte le assicurazioni private per le seguenti specialità’:

Cardiologia
Ortopedia
Chirurgia generale
Otorinolaringoiatria
Angiologia
Oculistica
Ginecologia
Procreazione Medicalmente Assistita
Colonproctologia
Pneumologia-Allergologia
Allergologia
Dermatologia
Urologia
Elettrofisiologia
Neurologia
Servizio di terapia del dolore
Eco-doppler a colori
Holter
Test Ergometrico
Ecografia
Endoscopia digestiva
FisioKinesiterapia
Laboratorio analisi
Accertamenti diagnostici a pagamento e/o in convenzione

E’ inoltre attivo il servizio di Diagnostica per immagini, solo per i pazienti paganti e/o in convenzione con tutte le assicurazioni private per le seguenti specialità:

Radiodiagnostica Digitale
Tomografia Computerizzata Spirale Multistrato
Risonanza Magnetica – Neuro Body Articolare
Ecografia osteoarticolare
Mammografia
Dentascan

Per l’erogazione delle prestazioni connesse con le singole unita’ specialistiche l’European Hospital si è dotata dei servizi di diagnostica ambulatoriale sottoindicati:

Laboratorio di Chimica Clinica e Microbiologia, Immunologia, Citologia;
Laboratorio di Istopatologia